I referrer: aumentare le visite e pubblicizzare il blog

Avete scritto un articolo fantastico e non vedete l’ora che qualcuno lo legga.
Lo postate/arriva il giorno in cui ne avete programmato il post, va in rete, e riceve un gran totale di tre visite. Ci rimanete (giustamente) malissimo.
Vi chiedete: perché è andata male? Cosa ho sbagliato? Perché nessuno mi si fila?

In questo articolo, cercheremo di capire, oltre ai suggerimenti di Alessandro sulle tecniche di SEO (qui e qui), come impattare nell’immediato le visite ai propri articoli.
Questi sono i referrer principali di Pillole di Folklore e Scrittura:

Faccio notare che tra Facebook e i motori di ricerca esiste una differenza di quasi 6 volte. Commenterò dunque uno a uno i referrer utilizzati.

Facebook

Facebook è un’ottima fonte di visitatori, a patto che venga utilizzato nel modo giusto.
Agli inizi del blog, mi limitavo a postare l’articolo sul mio profilo personale, poi sulla pagina di Pillole, strategie che non si sono rivelate particolarmente efficaci.
Questo per il semplicissimo motivo che, tranne amici, conoscenti e qualche “amico aggiunto a caso” curioso, sostanzialmente ai contatti Facebook non sempre importa degli articoli.
In seguito ho scoperto due strumenti potentissimi: le campagne pubblicitarie di Facebook e i gruppi Facebook.

Le prime sono campagne apposite utilizzate per il marketing da parte di grandi aziende: si sceglie un target specifico, si investe un budget e, in teoria, si ottengono ritorni.
Il problema, ovviamente, è l’avere disponibilità economica e sapersi un minimo muovere nella selezione del pubblico appropriato, altrimenti si rischia solamente di buttare denaro. E poi, ne vale davvero la pena per un articolo?

I gruppi, al contrario, sono molto utili per attirare pubblico: non solo il target è scelto con precisione (se si intende, ad esempio, pubblicizzare un articolo di arte, si cercheranno gruppi sull’arte), ma WordPress permette anche di fare repost selezionando i gruppi come destinazione. Quindi basta preparare un sommario dell’articolo e condividerlo insieme al sommario in più gruppi possibili. Questa strategia si è rivelata a dir poco vincente.

Raccomanderei infine di taggare le persone con cui si ha collaborato, per esempio in articoli d’intervista. Per il tag consiglio la funzione “X persona si trova con Y persona” (questo facendo click sull’omino blu a destra di “Aggiungi al tuo post”) anziché nel corpo del post stesso. Questo aumenta la visibilità.

Altro strumento utile è chiedere ai propri collaboratori o amici di condividere i post, funzione molto rapida in quanto sono sufficienti due click. Bisogna ovviamente avere collaboratori e amici disponibili a farlo.

Infine, un trucchetto interessante: commentare i post crea un “loop”, grazie al quale suddetti post “ritornano” in cima e quindi vengono nuovamente visualizzati, anziché precipitare nel baratro dei vecchi post.
Inutile sottolineare l’utilità di far riapparire il post di un articolo più volte.

Motori di ricerca

Google, Baidu, Yahoo e tanti altri motori di ricerca permettono di trovare l’articolo pubblicizzato. Questo a patto che il SEO sia corretto ed efficace.
Faccio un esempio: provate a cercare “Plot armor cos’è” o “Flanderizzazione cos’è” su Google, e osservate quali sono i primi risultati che arrivano.
In quel caso, io e Alessandro siamo stati in grado di sfruttare correttamente il SEO.
Ora provate a cercare “lore cos’è”. Non si avrà lo stesso risultato. Questo perché probabilmente, scrivendo l’articolo, ho toppato qualcosa nel SEO.

I motori di ricerca premiano articoli chiari, con un SEO e contenuti facilmente interpretabili, che ricevono molteplici visite. Questo genera automaticamente nuove visite senza bisogno di interventi ulteriori. Per cui raccomando di fare uno studio approfondito di cosa sia il SEO.

Lettura di WordPress.com

Ci dice chi su WordPress ha gettato un occhio sul nostro nuovo articolo: abbiamo a che fare con un visitatore che ha usato la funzione “Reader“, oppure si tratta un follower.
“Reader” permette di cercare contenuti interessanti, quindi una buona impaginazione e immagine d’articolo salteranno all’occhio del pubblico, catturando nuovi lettori.
I follower sono invece importantissimi, in quanto si tratta di una fetta di “pubblico fisso”: è cura del blogger non deludere le loro aspettative e continuare a produrre contenuti di qualità. I follower saranno anche probabilmente coloro che metteranno più spesso likes agli articoli.

LinkedIn

Social media curioso in quanto spesso mi è risultato che alcuni miei post sono stati letti da fette astronomiche di pubblico, eppure le visite generate non sono sono state poi così eclatanti, anche condividendo articoli di un certo valore scientifico e/o professionale (come articoli di traduzione).

La mia impressione è la seguente: il pubblico di LinkedIn tende a cliccare di più articoli che parlano del mondo del lavoro, che includono consigli sulla ricerca dello stesso, oppure che staccano dalla monotonia dei soliti post che albergano nel social (esempio illustre: Il Candidato Ideale).

Non dico di scartarlo completamente, ma di selezionare con molta cura cosa postarvi sopra e cosa no. Il social ha un occhio più critico ed elitarista rispetto a Facebook. Bisogna mantenere una certa credibilità, quindi non raccomanderei di pubblicizzare una recensione di un film, quanto più un post come “Consigli pratici per trovare lavoro“.

Instagram

La bellezza di Instagram risiede nella possibilità di creare una sorta di “vetrina” dei propri contenuti producendo post giornalieri. Inoltre, se si possiede un account del blog e uno personale, si può postare due volte il proprio articolo (utilizzando anche le storie).

Il problema è il seguente: il link ad articoli o siti non funziona, tranne se l’account in questione ha raggiunto un certo numero di followers.

Mi limito comunque ad incollare il link nei post degli articoli, ma l’utente interessato dovrebbe comunque selezionare, copiare e incollare il link per potere leggere l’articolo, pratica non molto intuitiva.
Altrimenti si può sempre aggiornare il link in bio, ma per blog che producono 4-5 articoli a settimana (come Pillole) è sconveniente.

Invece, come per Facebook, una funzione estremamente utile è taggare altre persone/media nelle storie, per esempio se si scrive un articolo d’intervista.
In questo modo, i follower della persona/media in questione verranno notificati del nuovo articolo, e probabilmente saranno interessati a leggerlo.


Non mi sento di fare altri commenti particolari sui social restanti (come Twitter), ma, in linea di massima, più un articolo viene pubblicizzato, girato e condiviso, meglio è (e grazie tante). Non lo si sottolinea mai abbastanza!

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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