La sensazione di essere invisibili e la sindrome dell’impostore – I tormenti dello scrittore parte 2

“E se nessuno calcolasse il mio libro?”
Forse non è una domanda che si fanno tutti gli scrittori, ma io me la sono posta più volte nei giorni precedenti alla pubblicazione del mio primo libro. Con il senno di poi, devo ammettere che non si trattava di un timore del tutto infondato: ogni giorno escono tantissimi saggi e romanzi e farsi notare in mezzo a un marasma del genere è difficile, soprattutto se non si può già contare su un certo seguito. Ho provato più volte la sensazione di essere quasi “invisibile”, anche quando ero consapevole di essere riuscito a vendere alcune copie del libro. Nella mia mente non era mai abbastanza e mi sembrava di essere andato incontro a un flop su tutti i fronti. Con il passare del tempo sono riuscito a scendere a patti con queste sensazioni negative, accettando il fatto di non essere destinato a raggiungere chissà quanti lettori e dando maggiore importanza ai pareri positivi di chi aveva portato a termine la lettura. Non tutti i libri sono destinati a diventare dei best seller, ma ciò non significa che siano per forza scritti male o abbiano qualche problema di fondo.

Questa considerazione mi permette di ricollegarmi a un altro tema di cui volevo parlare in quest’articolo: “la sindrome dell’impostore”. Citando le psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes, con questo termine si indica “l’esperienza psicologica per la quale si crede che i propri risultati formativi o professionali non siano merito delle proprie capacità, bensì il risultato di fattori esterni come la fortuna, il tempismo, l’aver lavorato più duramente degli altri, è della manipolazione delle impressioni delle altre persone”.

Oltre a provare la sensazione di “essere invisibile” ho provato pure quella di aver pubblicato il mio libro per pura fortuna, arrivando a sentirmi un intruso nel mercato editoriale. Per allontanarla mi sono dovuto ricordare più volte che le case editrici (perlomeno quelle non a pagamento) tendono a fare una selezione dei manoscritti e a dare spazio solo a chi reputano meritevole. Perché dovevo continuare a mettere in dubbio la qualità del mio lavoro quando era già stata certificata da dei professionisti del settore? A furia di continuare a ripetermelo sono riuscito a vivere con maggiore serenità il rapporto con “I Guardiani dei parchi” e con la scrittura a 360 gradi. È vero, il giudizio positivo di un gruppo di addetti ai lavori non implica che il libro sarà apprezzato da tutti i lettori, ma a un certo punto bisogna “accontentarsi”. Dopotutto, nessun autore otterrà mai l’approvazione unanime dell’intera umanità!

Mi sono soffermato su due problemi con cui ho avuto a che fare in prima persona e che forse sono meno comuni di quelli di cui ho parlato nel precedente articolo sui tormenti dello scrittore. Credo però che siano condivisi da vari autori alle prime armi. La mia speranza è che quanto ho scritto possa aiutare qualcun altro a togliersi un peso dalle spalle e a sentirsi un po’ più leggero quando guarda la copertina delle proprie opere.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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