La trama che non c’era (o forse sì): il genio della scrittura “per omissione” di Five Nights at Freddy’s

Quando Five Nights at Freddy’s uscì nel 2014, sembrava solo l’ennesimo indie horror con jumpscare a buon mercato. Animatronics inquietanti, luci che si spengono da sole, rumori strani in corridoio… tutto nella norma. Ma poi i fan hanno iniziato a scavare. E scavando, hanno trovato qualcosa. O meglio: hanno iniziato a sospettare che forse ci fosse qualcosa da trovare.

Perché sì, FNAF non ha mai raccontato una trama nel senso tradizionale del termine. Nessun filmato introduttivo epico, nessuna voce narrante a spiegare cosa diamine stia succedendo. Al suo posto, un tizio che deve sbarcare il lunario, registrazioni vagamente minacciose, disegni infantili appesi alle pareti e minigiochi 8-bit con coniglietti che fanno cose strane. Un puzzle sparpagliato, fatto di pixel e paranoia.

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Power creep e altri crimini narrativi: perché i personaggi meritano di più

Nel mondo della narrativa seriale, c’è una malattia silenziosa che colpisce anche le migliori saghe: si chiama power creep. È subdola, è letale, e ha fatto più vittime di Freezer al raduno annuale dei Namecciani. Non parliamo solo di personaggi: parliamo di rilevanza narrativa, di equilibri distrutti e di protagonisti che diventano semidei mentre i loro amici… beh, restano a casa a guardare.

Chiariamolo subito: il power creep è quel fenomeno per cui i personaggi devono diventare sempre più forti per restare interessanti. Ma a che prezzo? A quello di lasciare indietro personaggi adorati, relegati al ruolo di cheerleader con le braccia incrociate. Krillin, Yamcha, Tien, Sakura… se state leggendo questo, vi vediamo e vi vogliamo bene.

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Come reinventare un universo narrativo già concluso tramite un nuovo personaggio: il caso di Beerus

Pensavamo fosse finita. Goku aveva raggiunto il Super Saiyan di livello 3, sconfitto Majin Buu, riportato la pace nell’universo e, tutto sommato, anche imparato a fare il padre. I fan erano sazi (forse), i villain sconfitti, e Akira Toriyama pareva pronto a ritirare penna e pennello. Poi, dal nulla cosmico, arriva lui: un gatto viola con la pancia gonfia, l’umore instabile e il potere di vaporizzare pianeti con uno starnuto.

Beerus.

Sì, proprio Beerus: il Dio della Distruzione, introdotto decenni dopo che l’universo di Dragon Ball sembrava avere esaurito ogni carta. Eppure, anziché sentirsi come un’aggiunta forzata o fuori luogo, Beerus riesce a inserirsi perfettamente nella mitologia della saga, spalancando porte che nemmeno sapevamo esistessero. Come ha fatto Toriyama a compiere questa magia narrativa? Scopriamolo.

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Sissy (2022) – Recensione

Chi l’ha detto che essere un’icona social porta solo like e sponsorizzazioni? Sissy, diretto da Hannah Barlow e Kane Senes, ci immerge in una spirale di follia pop dai toni pastello e ci lascia con un’unica certezza: dietro ogni filtro Instagram si può nascondere un trauma che aspetta solo il momento giusto per esplodere.

Cecilia, detta Sissy, interpretata magistralmente da Aisha Dee (sì, quella di The Bold Type, ma qui scordatevi ogni traccia di girl power glamour), è una giovane influencer tutta “amore, self-care e affermazioni positive”. Ma sotto le stories motivazionali e i sorrisi forzati, si agitano una psiche, un passato ingombrante e un presente che sta per andare – letteralmente – a pezzi.

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Scoprendo il Trullo: street art, poesia e sapori autentici nella Roma che non ti aspetti

Ammettiamolo: quando si pensa a Roma, la mente va subito al Colosseo, a Fontana di Trevi o, per i più affamati, a un bel piatto di carbonara a Trastevere. Ma oggi ti porto in un angolo di Roma che probabilmente non avevi nemmeno mai sentito nominare: il Trullo. Sì, come i tetti a punta della Puglia… solo che qui, invece dei trulli, trovi palazzine popolari, poesia sui muri e murales che ti fanno sentire in una galleria d’arte a cielo aperto (ma senza pagare il biglietto).

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Radici, amore e diversità: viaggio nel cuore dell’Arbëria – La città degli Sconfitti ft. Ilina Sancineti

Benvenuti su Pillole di Folklore e Scrittura, lo spazio in cui le storie incontrano le tradizioni, e la parola scritta diventa ponte tra culture, tempi e vissuti.
Oggi abbiamo il piacere di ospitare Ilina Sancineti, autrice del romanzo La città degli Sconfitti – Memorie riflesse d’Arbëria, un’opera toccante che fonde il calore del Sud, le sfide dell’inclusione e la riscoperta delle radici. Un viaggio intenso, commovente e profondamente umano tra le montagne cosentine e l’identità di una giovane donna.

La sinossi:

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Come scrivere un villain megalomane, irresistibile e inarrestabile: il caso del dottor Eggman

Nell’universo narrativo, poche figure risplendono con la stessa assurda, esagerata e affascinante brillantezza del villain egomaniaco. Tra questi, il Dottor Ivo “Eggman” Robotnik è uno degli esempi più lampanti e duraturi: genio del male, costruttore di robot dalla dubbia efficienza ma dallo stile inconfondibile, eterno rivale di Sonic the Hedgehog. Dietro la sua buffa silhouette e i suoi baffoni inconfondibili, si cela uno dei villain più emblematici della narrativa videoludica. Ma perché funziona così bene? E soprattutto: come si scrive un villain come lui?

In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande esplorando cosa rende il villain egomaniaco credibile, divertente e narrativamente potente. Concluderemo analizzando il caso esemplare del dottor Eggman, un personaggio che, nonostante mille sconfitte, riesce sempre a rientrare in scena, fedele alle sue folli convinzioni.

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Empatia e colpa: il thriller morale, il caso di Acro e Ini Miney

Nel mondo del thriller giudiziario, pochi elementi sono così affascinanti e narrativamente complessi come il colpevole simpatetico. Non basta che l’assassino sia “comprensibile”: dev’essere umano. Deve incarnare un conflitto morale che il pubblico può non solo comprendere, ma anche sentire. È questa la chiave che rende la serie Ace Attorney particolarmente memorabile: in molti dei suoi casi, l’enigma giudiziario si fonde con un ritratto tragico dell’animo umano.

Tra i tanti imputati ambigui che popolano la saga, due in particolare si prestano a un confronto illuminante: Ken Dingling, alias Acro, e Ini (Mimi) Miney. Apparentemente, Acro è il più “simpatico” dei due: ha perso tutto, ha subito un trauma devastante e vive con il peso del proprio errore, dopo aver tentato la vendetta. Ini, invece, appare fredda, manipolatrice, e arriva persino a incastrare un’innocente cara a Phoenix (Maya). Ma a un’analisi più profonda, la verità narrativa si ribalta.

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Solo Leveling: la scrittura che accende il desiderio di crescita infinita (e perché mi ci rivedo)

Quando ho iniziato a leggere Solo Leveling, non potevo immaginare quanto mi avrebbe coinvolto.
All’inizio sembrava “solo” un’altra storia action: un protagonista debole, una società divisa in classi di potere, un sistema di crescita a livelli.
Ma poi, andando avanti, ho capito: Solo Leveling non parla solo di combattimenti.
Parla di trasformazione.
Parla di risalire dal fondo, di crearsi da zero, di costruirsi con fatica, giorno dopo giorno, senza che nessuno ti regali nulla. A seguire una recensione un po’ diversa dalle solite.

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Capena: dove l’arte antica incontra la meraviglia nascosta del Lazio

Capena non è solo un piccolo borgo: è un luogo che racconta, scolpisce e affascina. A pochi chilometri da Roma, questa piccola cittadina custodisce tesori artistici veramente interessanti. Qui, la storia non è ferma nei libri: vive nelle pietre, nei bronzi, nei silenzi pieni di significato delle sue strade.

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