Terminare un romanzo: sensazioni ed errori frequenti

Dopo un anno (o più tempo) trascorso a lavorare su un romanzo, finalmente scorgiamo la proverbiale luce alla fine del tunnel.
Una o due settimane dopo, ci troviamo a scrivere la scena finale. Qualche sforzo finale, ancora prima di rendercene conto siamo al punto di conclusione che chiude l’intero romanzo, e contemporaneamente l’intero impegno che abbiamo profuso nel lavoro.

In questo articolo volevo parlare liberamente delle sensazioni che ho provato quando mi è capitato di finire un lavoro scritto e le mie riflessioni seguenti.

Ricordo quando, moltissimi anni fa, conclusi la mia prima storia: un’opera lunga e articolata che non credevo avrei mai terminato.
Inizialmente provai gioia per essere riuscito nell’impresa, accompagnato da un senso di libertà per essermi, in un certo senso, “liberato” di un impegno fisso e costante che volevo assolutamente chiudere.
Tempo un giorno o due, però, è seguito un senso di nostalgia, di tristezza per non avere più sottomano quell’hobby che era in grado di distrarmi, di intrattenermi e che mi faceva sognare.

A ciò seguiva, inevitabilmente, un desiderio di continuare l’opera, di provare a imbastire un sequel, facendo così in modo da rimanere agganciato al lavoro e non doverlo salutare.
A mia detta, niente di più sbagliato. Il rimorso e la nostalgia sono sentimenti che spesso falsano la percezione della realtà: nel caso della scrittura creativa, si potrebbe facilmente creare un sequel che non ha ragione d’esistere.

Anche tentando di iniziare un’opera completamente diversa da zero (e quindi non necessariamente un sequel), mi è invece capitato, direi inconsciamente, di usare uno stile di scrittura e riflessioni fin troppo simili a un’opera precedente. In pratica non stavo scrivendo nulla di nuovo.

Alla conclusione di un’opera è invece buona norma, a mia detta, prendere un periodo di riposo, godersi il distacco e procedere, invece, eventualmente con una bella rilettura e revisione, stanando tutti i refusi e rendendo al meglio il proprio lavoro.

Cercare nuova ispirazione altrove e formulare nuove idee, con il tempo, i cambiamenti della propria vita, la visione di film, anime o altro, permetterà di valutare razionalmente la creazione di un sequel o di imbastire un lavoro del tutto nuovo.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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