Una storia urban fantasy tra le strade di Londra ft. Jessica Imhof

Un vantaggio innegabile del genere urban fantasy è la possibilità di inserire svariati elementi sovrannaturali in alcune delle città più affascinanti del mondo. “Di metallo e stelle – L’apprendista di Leonardo” di Luca Tarenzi si svolge a Milano, per la saga di “Shadowhunters” è stata scelta New York, mentre a fare da sfondo alle vicende di “Buona Apocalisse a tutti!” (Good Omens) c’è Londra. La capitale inglese gioca un ruolo di primo piano anche in “Il bracciale di Nór”, romanzo urban fantasy scritto da Jessica Imhof e pubblicato da PAV Edizioni. Tra le strade della metropoli si intrecciano i destini di Jack MacKinnon, un cardiologo scozzese in pensione, e Mayela Smith, una ragazza apparentemente normale che però nasconde un grande segreto. Volete sapere di cosa si tratta? Allora dovete leggere il libro! Io non vi dirò altro sulla trama, ma farò qualche domanda a Jessica per conoscere meglio il suo lavoro come autrice u.u Se sarete fortunati, sarà lei a svelare qualcosa in più.

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Da comparsa mal caratterizzata a co-protagonista – Shannen Sachiho, come elevare un personaggio da 0 a 100

Se mi avessero detto, anni fa, che uno dei personaggi che oggi considero più “vivi” del Lonnieverse sarebbe stata Shannen Sachiho, avrei risposto con una cosa molto tecnica e professionale: “sì, certo, come no”.

Chi diavolo era Shannen? Un personaggio terziario nella mia serie Welcome to the Lonnieverse che occupava spazio importante con una caratterizzazione scadente.

Perché la Shannen “vecchia” nasceva con un destino abbastanza crudele: testimone timida, un’ossessione un po’ malsana per il detective Raye Doom, e una funzione narrativa che suonava più o meno così: “serve che qualcuno dica questa cosa in aula”. Fine. E basta.
Il problema? Era centrale in due casi finali della seconda serie.
Il primo: un caso di epidemia quasi globale dove testimonia contro il big bad.
Il secondo: la resa dei conti finale dove lei era sulla maledetta scena del crimine e viene accusata ingiustamente.
Quindi non era nemmeno una comparsa: era un cartello stradale piazzato in mezzo all’autostrada.

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Le conseguenze della negromanzia in una società che la ripudia ft. Anita Zava

Giocare con le leggi della vita e della morte è spesso una cattiva idea. Ne sanno qualcosa sia i fratelli Elric che il dottor Frankenstein: i tentativi di riportare in vita chi è deceduto non producono quasi mai gli effetti desiderati. Forse è per questo che nella società in cui si svolge la trama di “La figlia di oro e polvere – Le avvisaglie”, libro fantasy di Anita Zava pubblicato da PAV Edizioni, la negromanzia è stata proibita.

All’inizio del libro, Sheridan Mondur, un uomo dotato di potere connessi alla morte, compie delle azioni che attirano le attenzioni indesiderate dell’inquisizione, ma a pagarne le spese è anche la figlia Lilith, costretta a darsi alla fuga. Se questa premessa vi ha incuriosito, vi invito a valutare l’acquisto del libro sfruttando i link che troverete in fondo all’articolo. Prima però potrebbe farvi piacere leggere un’intervista alla sua autrice!

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La verità dietro le bugie di una società “perfetta” ft. Daniela Ruggero

Il confine tra utopia e distopia non è sempre netto come potrebbe sembrare. In alcuni casi, quella che sembra una società ideale, priva di malattie e di qualsiasi forma di violenza, esiste solo perché gli esseri umani sono stati privati di ciò che li rende davvero tali. È un vero paradiso quello in cui non si è mai davvero liberi? O è soltanto un inferno camuffato? Queste e altre domande sono alla base del romanzo “Le cronache di Nectunia – Il risveglio”, edito da PAV Edizioni e scritto da Daniela Ruggero.

Oggi l’autrice è qui con noi per rispondere a qualche domanda sull’opera, sulle sue abitudini di scrittura e sul futuro della sua saga.

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L’alba di un’avventura elettrizzante ft. Beatrice Camerin

A decretare il successo o il fallimento di una storia sono quasi sempre i personaggi. Si possono avere le idee migliori del mondo per l’intreccio narrativo, ma se i personaggi sono piatti, noiosi, privi di qualsivoglia conflitto e incapaci di affrontare un percorso di crescita soddisfacente sarà molto difficile dare vita a un’opera in grado di soddisfare appieno il lettore. Beatrice Camerin lo sa molto bene e nei libri che fanno parte della saga “Un pettirosso nella tempesta”, edita da PAV Edizioni, si è impegnata parecchio per rendere tutti i protagonisti e i comprimari memorabili. Non solo: poiché buona parte dei capitoli si svolge all’interno di un villaggio, anche vari personaggi terziari hanno abbastanza spazio per restare impressi nelle menti e dei cuori dei lettori. È molto facile affezionarsi a loro, perché durante la lettura si ha proprio la sensazione di far parte della comunità di Alba, nata per permettere a chiunque di vivere in pace, una piccola oasi in un mondo nel quale esistono due fazioni estremiste di natura opposta: una odia le persone nate con dei poteri sovrannaturali (gli Ekati), mentre l’altra ritiene inferiore chi non possiede alcuna abilità speciale.

Per capire meglio la genesi di questa saga, della quale per ora sono usciti due volumi, oggi farò un po’ di domande alla sua autrice.

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L’high fantasy tra pesanti eredità e innovazione ft. Patrizio Ferretti

Scrivere un romanzo high fantasy non è facile: oltre che a sudare sette camice sul worldbuilding e la gestione dei personaggi bisogna pure avere a che fare con le enormi ombre proiettate dai grandi maestri del genere. Tolkien, giusto per citare il più famoso, ha contribuito a definire i contorni del genere e a renderlo popolare, dunque può capitare di sentirsi un po’ in colpa quando si segue una rotta diversa da quella tracciata da lui. Eppure sperimentare e correre dei rischi è importantissimo per dare vita a delle storie uniche nel loro genere ed evitare che ciò che è nato dalla fantasia vada incontro alla stagnazione per colpa di linee guida che nel corso dei decenni si sono trasformate in veri e propri dogmi (almeno per alcuni).

Scrivendo “Dragonia – La leggenda della pietra”, Patrizio Ferretti ha preso ispirazione dal passato dell’high fantasy, ma anche fatto il possibile per dare una sua impronta unica, creando delle razze diverse dal solito e dando ampio spazio e spessore a un elemento che spesso finisce per essere una mera componente estetica: le creature.

Oggi farò una chiacchierata con lui per conoscere meglio il percorso che l’ha portato a pubblicare la sua opera con PAV Edizioni nel 2025.

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Quando un personaggio imposto da altri viene divorato dalla storia

Ci sono personaggi che nascono per necessità narrative.
E poi ci sono personaggi che nascono per compiacere qualcuno.

Elise Méthot apparteneva alla seconda categoria.

Non è una colpa morale. È una colpa strutturale.

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All’avventura nelle terre di Eldel ft. Vittorio Larovere

L’epic fantasy è probabilmente il sottogenere che per primo balza alla mente quando si pensa al fantastico. D’altronde quasi tutti hanno una certa familiarità con le storie ambientate in un secondary world nel quale uno o più eroi devono lottare contro le forze del male, anche per merito di saghe immortali come “Il Signore degli Anelli” di Tolkien o “Terramare” di Le Guin. Immergersi in una di queste avventure significa passare decine di ore in mondi esotici e affascinanti, ricchi di luoghi da scoprire, mostri e creature uniche nel loro genere, magia e popoli con regole e tradizioni spesso lontane da quelle presenti sulla Terra. I libri “Il guardiano e la bambina” e “Gli eroi del Valhel”, scritti da Vittorio Larovere e pubblicati da PAV Edizioni, fanno parte proprio di questo sottogenere e rappresentano nelle ottime opzioni per chi ha voglia di staccare la testa dai problemi della società moderna e scoprire le terre di Eldel tramite gli occhi di Anter ed Emia.

Per conoscere meglio entrambe le opere (e avere qualche piccola anticipazione sulle successive) oggi intervisterò il loro autore. Ciao Vittorio e benvenuto su Pillole di Folklore & Scrittura!

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Alla soglia del multiverso ft. Andrea Bonomi

“Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco” è probabilmente una delle frasi più iconiche (e memate) uscite dall’universo Marvel negli ultimi anni. In effetti le storie incentrate sui supereroi hanno spesso parecchio a che fare con i mondi paralleli, ma non hanno certo l’esclusiva: del resto il tema affascina gli autori ormai da decenni ed è presente in un’enorme quantità di romanzi di fantascienza. E nel fantasy? C’è anche lì, tranquilli. Un ottimo esempio è il romanzo “Stardusters – La teoria del dove”, scritto da Andrea Bonomi e pubblicato da PAV Edizioni. La storia è incentrata su personaggi che vivono in mondi diversi e devono unire le forze per capire come fronteggiare una minaccia che rischia di sconvolgere il multiverso nella sua interezza.

Per conoscere meglio l’opera, ho deciso di fare quattro chiacchiere con chi l’ha scritta.

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Tra libri antichi, omicidi e misteri ft. Andrea Tessaro

Le biblioteche piene di testi antichi hanno un fascino innegabile. I tomi custoditi al loro interno nascondono conoscenze perdute, storie sui quali pochi occhi si sono posati e, talvolta, enigmi che solo chi possiede la giusta chiave di interpretazione può decodificare. Si tratta dell’ambientazione perfetta per un libro ricco di misteri da svelare, soprattutto quando c’è pure un assassino a piede libero, come dimostrato svariati anni fa dall’opera di Umberto Eco con la sua opera “Il nome della rosa”. Nel libro “La Confraternita della Torre Nera” di Andrea Tessaro, edito da PAV Edizioni, si respira un’atmosfera in parte simile a quella del capolavoro del maestro, unita però con una componente fantasy (leggera ma comunque presente) che rende l’esperienza di lettura ben diversa.

Per conoscere meglio l’opera in questione e capire che legame ha con “Cronache del postumano”, l’ultima fatica letteraria di Andrea Tessaro, oggi farò qualche domanda al suo autore.

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