Il “più potente”: perché ci attira?

In narrativa, e più comunemente negli shōnen, è facile imbattersi in un personaggio estremamente talentuoso o capace rispetto agli altri, descritto come quello “più potente”, quello che “ha superato i limiti umani”.
Tale personaggio viene spesso presentato in pompa magna, con visual mozzafiato e un’aura di potere a volte letteralmente visibile a occhio nudo.
Un personaggio ritenuto infallibile, ineffabile, impossibile da sconfiggere. In un certo senso il contrario della figura dell’underdog.

Alcuni esempi: Madara Uchiha di Naruto, Aizen di Bleach, il Kishin in Soul Eater, Beerus in Dragon Ball, L e Light in Death Note, e così via.

Da piccolo ero molto attirato da figure simili, e anche adesso.
Cos’è dunque che, in particolare, affascina della costruzione di tali personaggi?

A mio parere, un personaggio simile, se ben costruito, attira, ovviamente, anzitutto per l’aura di potere che emana.
Io personalmente sono sempre attratto dai limiti delle capacità umane, o da cosa in generale qualcuno possa essere in grado di fare se spinto al massimo. Ammiravo le capacità incredibili di alcuni personaggi e volevo essere come loro.

Ma ciò non basta a costruire un buon personaggio.
Esistono infatti alcuni dettagli narrativi che andrò ad elencare. Se non esistono, allora si finirà per creare una figura tutto fumo e niente arrosto.

Il trucco sta nella posizione che tale personaggio riveste nella storia.

Un personaggio introdotto “solo” come estremamente potente, e piazzato lì per fare bella figura e nient’altro, tende pericolosamente all’essere una Mary Sue/Gary Stu.
Poniamo esempio: se in una storia si inserisce un comprimario che, ben più capace del protagonista, lo salva continuamente, ricevendo applausi e ammirazione, senza andare oltre, molto probabilmente non ci sarà nulla di interessante in tale personaggio e anzi, susciterà le antipatie del pubblico.

Al contrario, se dopo la presentazione trionfale il personaggio in questione, in qualche modo, diventerà un ostacolo o addirittura un antagonista, la storia si farà molto più interessante.
Il protagonista sarà costretto a dover raggiungere e superare il livello di tale personaggio ritenuto ineffabile e inarrivabile. Il pubblico si chiederà in che modo, cosa avverrà, creando così suspence e intrigo.

Questo è stato il caso di un mio personaggio, Lucious Lowiss, nella mia storia Wolf Lonnie: Fighting for Truth (Fanfiction della serie Ace Attorney).
Lucious è un avvocato molto capace e intelligente, il primo del suo corso di laurea, un astro nascente in grado di risolvere i processi più complessi all’inizio della sua carriera.
Lucious veniva frequentemente al salvataggio dei processi di Wolf, un altro avvocato difensore che si trovava spesso in gravi difficoltà.
Dietro i suoi aiuti, tuttavia, c’era anche l’intenzione stessa di umiliare Wolf e farsi pubblicità sfruttando le difficoltà del collega.
Ben presto Wolf si troverà in una posizione in cui dovrà farsi rivalere e confrontarsi con Lucious.

La figura del “più potente”, se scritta correttamente, farà ruotare la storia intorno a lui, a ciò che è in grado di fare, intrattenendo e meravigliando il pubblico, ma senza che ciò diventi uno spettacolo fine a sé stesso.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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