I miei inizi di scrittura – Wolf Lonnie Ace Attorney caso 4: Verità congiunte

Mi piacerebbe dire che il quarto caso della saga di Wolf Lonnie: Ace Attorney sia solo “importante”. Ma la verità è che è stato un punto di rottura. Uno spartiacque. Il caso in cui, da adolescente, ho smesso di scrivere a caso. Dove la leggerezza dei casi precedenti è evaporata come il fumo di un’esplosione.

Questo è il caso in cui Ayane muore.
Ed è anche quello in cui Cruel Totarness – o meglio Thomas Lonnie, padre di Wolf – rivela tutta la sua follia e il suo sadismo in un crescendo teatrale, filosofico e profondamente disturbante.

È il caso in cui Wolf perde tutto e inizia la vera storia e il motivo per cui la mia saga venne tanto amata.

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I miei inizi di scrittura – Wolf Lonnie Ace Attorney caso 3: La cascata dei misteri

Tra scienziati smemorati, deltaplani, e la prima volta che ho detto “forse dovrei iniziare a scrivere sul serio”

Con il terzo caso di Wolf Lonnie: Ace Attorney avevo ormai abbandonato qualunque parvenza di realismo giuridico. Non che prima ci tenessi troppo, ma “La cascata dei misteri” è stato il mio primo vero tuffo (letterale) in atmosfere fantascientifiche, paranormali e assurde.
E a rileggerlo oggi, posso dire una cosa con chiarezza: non sapevo cosa stavo facendo, ma mi stavo divertendo un sacco.

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I miei inizi di scrittura – Wolf Lonnie Ace Attorney caso 2: La morsa inoppugnabile

Se il primo caso della saga Wolf Lonnie: Ace Attorney era una spensierata gita in aula tra funghi e testimoni stonati, il secondo è stato tipo: “Ehi, e se uccidessi un personaggio importante così, senza motivo?”.
Così nacque La morsa inoppugnabile: il mio secondo caso, scritto di getto, senza piani, senza coerenza strutturale, e con più colpi di scena di quanti il mio io quindicenne potesse effettivamente gestire.

E sì, lo ammetto: non avevo minimamente idea di dove volessi andare a parare. Ho letteralmente fatto morire la madre di Ayane, la mia spalla narrativa principale, solo perché… boh, mi sembrava una cosa seria. Penso. Credo. Qualcuno la chiamerebbe “scelta drammatica”. Io direi “improvvisazione selvaggia”.

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I miei inizi di scrittura – Wolf Lonnie Ace Attorney caso 1: Ululato

Questo post sarà una serie di altri articoli dove vi racconterò, con riassunto + commento personale, della mia primissima serie di storie, e come mi hanno aiutato a crescere (una versione estesa di quest’altro articolo). Per chi lo volesse, allegherò un link al google drive dove ho caricato tutti i capitoli in “sacra memoria”, ma l’articolo (e gli articoli a venire) si concentrerà principalmente su un riassuntone + commento di tutto il mio esordio come scrittore di fanfiction. Quindi cominciamo dall’inizio. L’inizio di tutto.

Quando avevo 15 anni, tanta voglia di scrivere e zero pensieri su “stile” o “profondità narrativa”. Ero appena uscito dalla sbornia post-Phoenix Wright e Apollo Justice (Dual Destinies non era neanche lontanamente nei radar), e decisi di buttarmi in una saga Ace Attorney-like tutta mia: Wolf Lonnie: Ace Attorney. Il risultato iniziale? Un’esplosione (letterale) di cliché, colpi di scena improbabili, battute sceme e personaggi sopra le righe. E vi dirò: è stato magnifico.

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Rivali contraltari, non rivali idioti – il caso di Sonic e Shadow

C’è una piaga che affligge le storie di rivalità: si chiama “odio sterile”. Avete presente quei personaggi che si urlano addosso, si insultano con frasi prese da una telenovela degli anni ‘90 e sembrano più impegnati a farsi le pulci che a far avanzare la trama? Ecco. Oggi vogliamo parlare di come evitare quella trappola quando si scrivono rivali contraltari, prendendo a modello una delle coppie più iconiche (narrativamente parlando): Sonic e Shadow.

Perché sì, c’è una differenza abissale tra “essere rivali” e “odiarsi per sport”. E una buona rivalità, ben scritta, può elevare una storia da “meh” a “meravigliosa” (vedi scrittura di Shadow in Sonic Boom vs scrittura di Shadow in Sonic 06). Quindi parliamone.

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Yu-Gi-Oh! censurato: quando le pistole spariscono e i cattivi indicano minacciosamente

Chiunque abbia visto Yu-Gi-Oh! da bambino ricorda con affetto le carte brillanti, i duelli epici e… la totale assenza di pistole, sangue, morte, o strangolamenti in diretta. Ma basta aprire un volume del manga originale di Kazuki Takahashi per capire subito che qualcosa non torna. O meglio: qualcosa è stato censurato, addolcito, sminuzzato, bollito e servito con contorno di “amicizia è magia”.

Benvenuti nel meraviglioso mondo della censura televisiva, dove un tizio con una corda al collo diventa solo “molto arrabbiato”, dove le pistole diventano indici minacciosi, e dove un Faraone millenario passa dall’essere un sadico giustiziere psichico a un simpatico life coach egizio.

Nell’articolo a seguire, uno studio di come la rivisitazione della censura possa stravolgere fino alle radici i vibes di un prodotto in origine completamente diverso.

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Benvenuti a “Edengrado” ft. Enrico Canali

Benvenuti su Pillole di folklore e scrittura, lo spazio dove le parole si intrecciano con i segreti nascosti tra le righe e le storie si svelano a poco a poco. Oggi abbiamo l’onore di ospitare Enrico Canali, autore di Edengrado, un romanzo che promette di scuotere coscienze e svelare verità sepolte sotto la monotonia di una città vuota e fredda. Preparatevi a entrare in un mondo popolato da invisibili, misteri e regali inaspettati.

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Quando ChatGPT diventa un revisore inaffidabile — Cronaca di un Beta Reader virtuale a processo

Immaginate di avere tra le mani una saga legale complessa, stratificata, ispirata a Ace Attorney, una fanfiction molto lunga (la mia prima storia) — ma con ancora più colpi di scena, omicidi, biochimica, segreti di famiglia e un protagonista che lotta a suon di obiezioni e bugie nascoste dalle persone a lui più vicine.
Immaginate di voler testare il vostro nuovo editor virtuale: ChatGPT, l’intelligenza artificiale di OpenAI (o detto meno romanzato: ho voluto rivivere vecchie storie che ho scritto una vita fa e sentire le sue opinioni a riguardo).
Un alleato infallibile per riletture? Una memoria enciclopedica? Ecco, no. Spoiler: a processo, ChatGPT perderebbe la causa per diffamazione contro sé stesso.

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Il protagonista che non dice tutto (anche a te): costruire un personaggio riservato – il (secondo) caso di Phoenix Wright

Beh, un’altra analisi per lo stesso personaggio, ma guarda un po’!

Phoenix Wright non è l’angelo di porcellana che molti si ostinano a dipingere. È un bugiardo selettivo, un ironico silenzioso che ti offre un sorriso educato mentre dentro di sé esprime giudizi su tutto e tutti. Eppure, proprio questa dicotomia è ciò che lo rende uno dei protagonisti più riusciti e longevi nel panorama videoludico e narrativo.

Quindi, se anche tu vuoi creare un personaggio riservato che funzioni — non uno di quei figuranti piatti che “parla poco perché è misterioso” (à la Sasuke) ma di fatto non ha nulla da dire — allora mettiti comodo. Analizziamo insieme la lezione di scrittura dietro il buon Phoenix e vediamo come non farti sgamare dal lettore mentre tessi trame di segreti e allusioni.

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Verità nascoste e memorie ingannevoli – “Dakos” ft. Valeria Dainese

Bentornati su Pillole di Folklore e Scrittura, il blog dove storie intense e personaggi indimenticabili si incontrano. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Valeria Dainese, che ci conduce nel cuore di una saga familiare intrecciata a misteri e memorie spezzate. Nel suo romanzo, Dakos, il mito di un eroe si incrina, rivelando verità tanto sconvolgenti quanto liberatorie. Seguiteci nella storia della famiglia Kissamou, tra passato, sogni e segreti che cambiano tutto.

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