Il mio 2021 videoludico

Proprio come ho fatto nel 2021, anche quest’anno andrò a riepilogare quali sono stati i videogiochi che hanno allietato il mio tempo libero durante gli scorsi dodici mesi. Darò un po’ di spazio a ognuno di essi, spiegando che impressioni mi hanno fatto e cosa mi hanno lasciato. Anche questa volta seguirò un ordine cronologico e dedicherò ogni sezione dell’articolo a un mese specifico. Diamo il via alle danze!

Gennaio

Dopo aver monopolizzato la mia attenzione durante gli ultimi mesi del 2020, Genshin Impact è riuscito a tenermi con il pad incollato alle mani per un bel po’ di ore anche nella parte iniziale del 2021. La sua atmosfera rilassata lo ha trasformato con naturalezza in un passatempo piacevole, ottimo per staccare la spina durante le giornate più stressanti. Devo però confessare che con il passare dei mesi mi è venuto un po’ a noia e a un certo punto l’ho abbandonato. So che nel frattempo hanno aggiunto un sacco di roba (non ho ancora messo piede a Inazuma, per dire) e prima o poi conto di riprendere a giocarci come si deve.

Ciao, Paimon, un po’ mi manchi (ma solo un po’)

Il gioco del mese è stato di sicuro Danganronpa: Trigger Happy Havoc. Dopo anni passati a rimandare, per un motivo o per l’altro, un anno fa mi sono finalmente deciso a iniziare questa “visual novel” in salsa Ace Attorney e non me ne sono pentito. L’atmosfera fuori di testa mi è piaciuta fin da subito e ho trovato i processi di classe spassosissimi (anche se avrei fatto a meno di un paio di minigiochi). Intrigante pure la trama principale, che è pure riuscita a sorprendermi grazie a un paio di plot twist ben congegnati. Forse l’aspetto che ho apprezzato di più è l’atmosfera opprimente e claustrofobica, che i sequel sono riusciti a replicare solo in parte. Alcuni personaggi mi sono piaciuti, mentre altri li ho trovati fastidiosi o fin troppo macchiettistici. La colonna sonora è una bomba.

Durante i processi ci sono vari minigiochi, alcuni ispirati e altri meno.

Febbraio

Il primo Danganronpa mi è piaciuto talmente tanto che a febbraio mi sono buttato sul suo sequel, “Danganronpa 2: Goodbye Despair”. L’ho amato ancora più del primo, grazie soprattutto ad alcuni personaggi (Nagito e Chiaki uber alles), a dei casi geniali (ogni tanto ripenso ancora alla lucida follia del quinto processo) e all’ambientazione. Sicuramente un’isola tropicale è meno inquietante e claustrofobica di una scuola con tutte le finestre sigillate, ma ho adorato il contrasto tra gli scenari da favola e l’atmosfera malata del killing game. Il plot twist finale mi ha lasciato a bocca aperta e mi sono stupito di non aver notato alcuni indizi che lo anticipavano. Oltre al gioco principale, anche la modalità “Isola” mi ha divertito davvero tanto, dandomi un’ottima ragione per continuare a giocare dopo aver portato a termine la trama.

Il cast di Goodbye Despair è il mio preferito

Marzo

A marzo si è conclusa la mia full immersion nel mondo di Danganronpa. Il terzo gioco della serie, Danganronpa V3: Killing Harmony, è quello che faccio più fatica a valutare. Pur avendo amato la stragrande maggioranza dei casi, ho detestato le svolte narrative introdotte durante l’ultimo processo e sono arrivato ai titoli di coda con un po’ di amaro in bocca. Pur capendo appieno le intenzioni di chi ha creato il gioco, non sono ancora riuscito a scendere a patti con il plot twist e le sue implicazioni. A parte questo, il gioco è solidissimo e sotto alcuni punti di vista rappresenta l’apice della serie. La colonna sonora è un enorme passo avanti rispetto ai capitoli precedenti e contiene tantissimi brani che nel corso dei mesi ho ascoltato centinaia di volte. Anche dal punto di vista visivo è stato fatto un lavoro certosino, soprattutto per quanto riguarda gli ambienti e i personaggi. Per quanto riguarda il gameplay, ho apprezzato i ritocchi alla formula classica della serie e l’aggiunta di nuovi minigiochi. L’unica meccanica che non mi ha convinto del tutto è la possibilità di mentire, che in alcuni punti ho trovato controintuitiva.

Kaede è una protagonista molto interessante.

Oltre a Danganronpa V3, a marzo ho giocato anche a Persona 5 Strikers. Da non amante dei giochi in stile Dynasty Warriors mi sono approcciato a questo spin off con un po’ di dubbi, che per fortuna sono stati spazzati via dopo qualche ora di gioco. Il gameplay si è rivelato un ottimo ibrido tra action e gdr, tanto appagante quanto divertente. La componente strategica non raggiunge la profondità presente nei giochi nella serie principale, ma è comunque presente e regala molte soddisfazioni. Gradevole anche la trama, che in certi punti è riuscita a superare le mie aspettative. Non può essere messa a paragone con quella di Persona 5 Royal (a mio parere molto più interessante), ma è funzionale e riprende bene alcuni temi già trattati in passato. Promossa a pieni voti la colonna sonora.

Aprile

Ho dedicato il mese a Persona 5 Strikers.

Maggio

Dopo aver portato a termine Persona 5 Strikers, mi sono cimentato in un’impresa che avevo voglia di fare da alcuni anni: rigiocare l’intera saga di Mass Effect, dall’inzio alla fine. L’uscita della Legendary Edition mi ha permesso di soddisfare questo desiderio con grande comodità, senza dover ricollegare al televisore la PlayStation 3. Me la sono presa comoda, dando tutto il tempo necessario per fare ogni missione secondaria e ripassare per bene la lore. A maggio ho iniziato a rigiocare al primo Mass Effect, che di sicuro è quello che ha beneficiato di più di questa riedizione. BioWare l’ha tirato a lucido per bene, rendendolo più bello da vedere e fluido da giocare. Il peso degli anni si nota comunque, ma molto meno di prima. Proprio come mi ricordavo, il gioco svolge un lavoro fantastico nell’introdurre l’universo in cui si svolge la serie, rendendolo fin da subito credibile e interessante. I più curiosi possono scoprire di tutto e di più sulle varie razze aliene, i pianeti esistenti (adoro leggere le loro descrizioni, anche se non tutte sono ispiratissime) e la fantapolitica. Rispetto agli altri giochi della serie, il primo Mass Effect ha un’atmosfera un po’ diversa, a tratti vicina a quella alle opere di fantascienza più classiche. Anche il gameplay è particolare, visto che è quello che osa di più con la commistione tra third person shooter e gioco di ruolo. Poter esplorare i pianeti a bordo del Mako è bellissimo e il divertito fa un po’ passare in secondo piano la ripetitività degli ambienti e delle missioni da portare a termine.

Due personaggi fantastici. E Ashley.

Giugno

A giugno ho portato a termine il primo Mass Effect e mi sono buttato subito sul secondo, il mio preferito. Anche se lo conosco a memoria, è sempre bello ricominciarlo e immergersi nelle sue atmosfere cupe e ambigue. Ho sempre adorato l’ambiguità della situazione in cui si trova Shepard in questo gioco e la presenza di tantissimi personaggi grigi, alcuni dei quali vanno incontro a un percorso di redenzione molto piacevole da seguire. Anche esplorare i luoghi più malfamati della galassia ha un fascino tutto suo. La trama principale è forse la più debole della trilogia, ma tutte le missioni che bisogna affrontare per reclutare i compagni di squadra e guadagnarsi la loro fiducia sono oro e non mi stanco mai di rigiocarle. Partendo dalle ottime basi poste con il primo Mass Effect, BioWare ha ampliato la lore in modo convincente, andando a riempire alcuni buchi e rendendo l’universo narrativo sempre più intrigante. Scoprire l’esistenza di nuove razze o approfondire la conoscenza delle culture già introdotte è meraviglioso.
Pur abbandonando alcune delle meccaniche da gioco di ruolo introdotte nel primo capitolo, Mass Effect 2 offre un gameplay solido e soddisfacente, merito soprattutto delle fasi di shooting rivedute e corrette, di una maggiore varietà in termini di armi utilizzabili e di un uso più intelligente delle coperture. Peccato solo per l’assenza del Mako e per il numero ridotto di pianeti esplorabili!

L’inizio di Mass Effect 2 è indimenticabile

Luglio

Oltre a portare avanti Mass Effect 2, a luglio ho anche iniziato a giocare a NEO: The World Ends With You. Avendo adorato il capitolo originale su Nintendo DS avevo delle grandi aspettative su questo sequel. La prima impressione è stata ottima, ma devo ammettere che con il passare delle ore ho iniziato a provare un po’ di insofferenza nei confronti del battle system, che a un certo punto mi ha indotto ad abbandonare il gioco. Non l’ho ancora ripreso, ma conto di farlo presto. Ci tengo a portarlo a termine, visto che elementi come trama e personaggi mi stavano davvero piacendo.

Il battle system non è tra i miei preferiti

Agosto

Ad agosto ho scoperto l’esistenza di Journey of Wrestling, un browser game che consente a chiunque di creare la propria federazione di wrestling e gestirla come preferisce. Si tratta di un manageriale al 100% e può piacere solo a chi ha una certa familiarità con concetti come “booking”, “push” e “heel turn”. Da grande fan della GM Mode di Smackdown vs Raw 2006 ho adorato immergermi in questo gioco, scoprire tutte le sue potenzialità e dare sfogo alla mia fantasia (sto riscrivendo gli anni della WWE dal 2010 in poi e al momento ho Kazuchika Okada campione del mondo e intercontinentale!).

Può creare dipendenza.

Nel corso del mese ho anche portato a termine Mass Effect 2

Settembre

Mass Effect 3 (che mi tenuto compagnia fino a novembre) è stato uno dei protagonisti di settembre. Rigiocare il terzo capitolo della saga mi ha permesso di rivalutarlo in positivo, anche se su alcuni aspetti il mio giudizio è rimasto invariato (continuo a ritenere il finale insoddisfacente, per esempio). La gestione di alcuni personaggi è ottima, così come la conclusione di molte sotto-trame. Purtroppo la scrittura non è sempre ispiratissima e alcune parti mi hanno fatto storcere il naso anche dopo nove anni dalla prima volta in cui ho le ho giocate. Per quanto riguarda i DLC, che non avevo mai giocato, ho adorato quello ambientato sulla Cittadella (super divertente e pieno di citazioni ai giochi precedenti), mentre quello incentrato su Omega mi ha annoiato a morte. “Leviatano” non è male, soprattutto per la sua atmosfera, però ho trovato alcune spiegazioni degli eventi legati alla trama principale un po’ tirate per i capelli. Sul gameplay non ho molto da dire. È probabilmente il più curato dell’intera trilogia, ma per varietà di armi continuo a preferire quello del secondo gioco.

Pur non essendo perfetto, Mass Effect 3 può contare su alcuni momenti davvero belli.

Nel corso del mese ho giocato anche al secondo capitolo di Deltarune e mi è piaciuto da morire. Queen è uno degli antagonisti più divertenti in cui mi sia mai imbattuto e tutte le parti in cui è presente sono oro. In generale il tipico umorismo alla Toby Fox è sempre presente, soprattutto nel corso dei combattimenti (alcune boss fight sono indimenticabili). Rispetto al primo capitolo ho notato nei piccoli ma decisi passi avanti a livello di gameplay, che mi fanno ben sperare per le prossime “parti” dell’avventura. La colonna sonora, come da tradizione, è impeccabile e ricca di brani che esaltano al meglio i personaggi o i momenti cui sono associati.

Potassio.

Ottobre

A ottobre ho giocato con grande piacere a Life is Strange: True Colors, di cui ho già parlato un po’ in quest’altro articolo. Riassumendo la mia posizione, posso dire che è il Life is Strange che ho apprezzato di più dopo il primo, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei personaggi e del potere della protagonista. Avrei gradito qualche ora di gioco in più, ma nel complesso la mia permanenza a Haven Springs è stata godibilissima.

Alex è una protagonista fantastica.

Novembre

Nel corso del mese ho portato a termine Mass Effect 3 e iniziato The Great Ace Attorney Chronicles, nel quale ho parlato approfonditamente nella seconda parte della mia classifica degli Ace Attorney.

Van Zieks vi darà più di un grattacapo.

Dicembre

A dicembre ho portato a termine il primo The Great Ace Attorney e giocato il secondo dall’inizio alla fine, adorandolo.

Giuro che non tutti i giornalisti sono come lui.

Autore: Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro e sono l'autore del romanzo urban fantasy "I Guardiani dei Parchi". Nella vita faccio il giornalista, ma qui su Wordpress gestisco il blog "Pillole di Folklore e Scrittura", dove parlo di libri, mitologia, credenze popolari e, in generale, di tutto ciò che mi appassiona.

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