Call Me By Your Name – Recensione [Confronto film e libro]

Call Me By Your Name di André Aciman è un’opera che mi ha travolto. Prima di immergermi nelle pagine del libro, ho visto il film diretto da Luca Guadagnino, e sono rimasto attonito e turbato dalla moltitudine di sentimenti che ha suscitato in me. Una storia d’amore, ambientata in un’estate italiana, ha lasciato un’impronta indelebile nel mio animo, spingendomi a comprare il libro in francese poiché vivevo in Belgio.

La trama è apparentemente semplice ma intensamente profonda: è l’estate del 1983, Elio, un adolescente di 17 anni, trascorre le vacanze nella villa di famiglia in Italia. La tranquillità del suo mondo viene scossa dall’arrivo di Oliver, un affascinante studente americano che sta lavorando con il padre di Elio. Tra i due nasce un’intensa relazione fatta di scoperta, infatuazione e amore, che culmina in un inevitabile addio. Questa storia ci cattura, ci prende per mano e ci porta in un viaggio emotivo che ci fa rivivere il passato, ci fa immedesimare o, semplicemente, ci fa desiderare di vivere ciò che Elio e Oliver condividono.

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Horizon: An American Saga – Capitolo 1 di Kevin Costner

Il desiderio di ricominciare, il tentativo di costruire una nuova realtà si frantuma nello scontro violento con le tribù autoctone. È la storia delle origini della superpotenza degli Stati Uniti. Una storia di formazione di una nazione raccontata da Kevin Costner, regista e attore del film, in un’epopea Western del sogno americano che si suddividerà in quattro film di tre ore ciascuno e di cui ora prendiamo in esame il primo.

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Non è sempre facile essere un fan di Doctor Who

Premessa: questa analisi è incentrata soprattutto sull’ultima stagione di Doctor Who (la prima con il quindicesimo Dottore) e contiene spoiler sull’intera trama e sui film Marvel “Avengers: Infinity War” e “Avengers: Endgame”. L’ho scritta dopo essere rimasto deluso dall’ultimo episodio, quindi potrebbe essere influenzata dal mio umore attuale. Detto questo, vi auguro buona lettura e ringrazio in anticipo chi riuscirà ad arrivare alla fine di questo papiro.

L’inizio della nuova era di Russell T Davies

Essere un fan di Doctor Who significa fare i conti con una serie che vive di alti e bassi, soprattutto dal punto di vista della scrittura. All’interno della stessa stagione si può passare da episodi solidi ad altri pieni di errori, incongruenze e scelte illogiche, capaci di far perdere la pazienza anche al Whovian più accanito. Talvolta questa qualità altalenante può essere giustificata dal coinvolgimento di sceneggiatori diversi, non tutti capaci di valorizzare al meglio le storie tipiche della serie, ma a volte capita che la stessa penna brilli in una puntata e vacilli in un’altra.

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Principessa Mononoke – Recensione

Principessa Mononoke è un film di animazione incentrato sulla contrapposizione tra l’uomo e la natura, difesa da divinità animali. E’ ambientato in Giappone in un’epoca lontana resa con il linguaggio arcaico dei personaggi.

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Hunger Games la ballata dell’usignolo e del serpente – Recensione

Hunger Games -La ballata dell’usignolo e del serpente (2023), diretto da Francis Lawrence, con Tom Blyth e Rachel Zegler, è il prequel di Hunger Games (2012) che narra l’ascesa al potere di Coriolanus Snow. Il giovane protagonista è piuttosto diverso dal presidente di Panem che il pubblico ha imparato a conoscere negli altri film della serie: è un ragazzo premuroso e gentile che conosce la fame e con il suo ingegno ambisce a riportare in auge ciò che rimane della sua famiglia caduta da tempo in disgrazia.

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Marianne (2019) – The good, the meh and the bad

Marianne è un’interessante e piccola serie tv francese horror poco conosciuta, ma sorprendentemente accattivante.

La trama: una celebre scrittrice horror, Emma, torna nella sua città natale e scopre che lo spirito malvagio che la perseguita in sogno, Marianne, sta provocando il caos nel mondo reale.

Emma non potrà ignorarla e dovrà capire come combatterla, mentre, un pezzo alla volta, Marianne stravolge la sua vita gettandola in un incubo senza fine.

Come accennavo, è una di quelle piccole serie che è molto facile perdere, scoperta puramente per caso durante una ricerca online. È una serie horror con scene abbastanza grafiche, ma non si prende mai completamente sul serio e la trama e il conflitto principali riescono a coinvolgere efficacemente.

Analizziamo in dettaglio punti di forza e punti di debolezza della serie.

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Il ragazzo e l’airone – Recensione

Il ragazzo e l’airone (2023), in originale “E voi come vivrete?”, dal titolo di un libro esistente che la madre Hisako avrebbe voluto regalare al protagonista Mahito, è l’ultimo film di Hayao Miyazaki, ricco di riferimenti a opere precedenti. Narra il percorso di accettazione dell’inaccettabile: a un anno dalla morte di Hisako, il padre di Mahito e sua zia Natsuko aspettano un bambino.

Il senso del film è da ricercare nella costruzione di un nuovo equilibrio familiare in seguito alla morte tragica di Hisako. Totalmente inopportuna la mano di Mahito forzatamente posta sulla pancia da Natsuko, che comunque per il protagonista non è che “la ragazza che piace a suo padre”, negandole sia lo status di zia che quello di moglie. Solo apparentemente la situazione è gravosa unicamente per il protagonista: zia e nipote vivono in solitudine questo passaggio delicato, mentre il padre rinuncia al ruolo di mediatore e trascorre fuori casa la maggior parte del tempo. E’ una questione di madri e figli in cui il ruolo del padre è marginale, quasi accessorio.

Ferendosi gravemente con un sasso, Mahito sfoga su se stesso l’aggressività repressa; la zia si sente in colpa per l’accaduto poiché non ha saputo proteggere suo nipote, ma in realtà i sentimenti che prova sono ben più complessi, anche acuiti da una naturale insicurezza circa le sue capacità di madre dovute alla gravidanza in stato avanzato: se da un lato la giovane vorrebbe essere all’altezza per amore di sua sorella, dall’altro  in cuor suo detesta questo figlio scomodo che ha ereditato. Per questo scompare nella torre: per sfuggire a sentimenti ostili che non può cambiare e, perché no, al confronto con la sorella maggiore che si trova a sostituire, della quale non è che una mera copia, non solo per via della somiglianza fisica, ma anche per il ruolo che si trova a ricoprire. Con la decisione di avere il suo bambino in una dimensione altra, abbandona un marito e un nipote che non può tollerare, sfugge a una pressione insostenibile e all’incapacità, pur volendo, di accettare il primo figlio.

La sequenza in sala parto è chiarificatrice: nel momento in cui Natsuko ammette l’odio nei confronti di Mahito e lui la riconosce come madre, la madre biologica, il cui corpo era disperso, può essere finalmente seppellita. Assistiamo a una processione funebre con tanto di bara di cristallo in una sorta di cattedrale dalle splendide vetrate. La sala parto non è quindi il luogo in cui Natsuko dà alla luce il bambino che porta in grembo, quanto piuttosto il luogo in cui partorisce metaforicamente Mahito. Salvando la zia, inoltre, il protagonista ha modo di rimediare al mancato salvataggio della madre, che ancora lo tormenta.

L’airone non mentiva del tutto affermando che Hisako fosse ancora viva: ella vive nelle sembianze di una ragazzina nell’universo parallelo visitato da Mahito e, data la sua morte tra le fiamme, viene lasciato intendere che potrebbe esistere ancora da qualche altra parte. Il confine tra la vita e la morte è talmente labile che il mondo della torre, con tutte le sue dimensioni, è a metà tra un aldilà e un luogo prenatale, il cui collasso tuttavia non provoca l’apocalisse. L’energica domestica Kiriko è uno dei personaggi più particolari e belli. Forte e capace, naviga un mare poco pescoso e il suo compito è quello di nutrire i warawara. Fuori dalla torre, chi vi è stato non dovrebbe ricordare nulla ma ne esce cambiato, proprio come agiscono alcuni sogni permettendo un progresso inconscio. Piuttosto che regnare in un universo parallelo, il protagonista preferisce affrontare la sua realtà. Re Parrocchetto, invece, metafora del dittatore, con la sua brama di potere distrugge la dimensione governata dal prozio di Mahito.

Recensione The River Wild – Il fiume della paura

The River Wild – Il fiume della paura è un thriller del 1994 con Meryl Streep, David Strathairn e Kevin Bacon.

Vale la pena vederlo perché è stato girato negli Stati Uniti lungo paesaggi fluviali di notevole bellezza. Il fiume non si limita a fare da sfondo ma è complice della protagonista, Gail, che lo conosce bene, e la affianca più di ogni altro personaggio.

Gail è una donna con un matrimonio insoddisfacente che si è costruita una vita in città ma ha un passato da guida fluviale. Sin dal principio è chiaro che continua a coltivare la sua passione pur vivendo in un contesto urbano e da questa abitudine dipendono molto il suo carisma e la sua vitalità. Una gita avventurosa con la famiglia diventerà una lotta per la salvezza.

La colonna sonora del film, The Water Is Wide, è stata riadattata dalla canzone folkloristica scozzese O Waly, Waly, della quale esistono diverse versioni che toccano tematiche coerenti con quelle del film affrontando il tema delle difficoltà che l’amore incontra col trascorrere del tempo sull’immagine in movimento del fiume.

Camilla

I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Terza parte

Benvenuti a un nuovo appuntamento con questa rubrica!
Oggi prenderò in considerazione gli anime usciti tra il 2001 e il 2005. Se vi siete persi le puntate precedenti potete trovarle QUI e QUI.

2001: Beyblade

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Si alza il vento – Recensione

Il penultimo film di Miyazaki è una storia di formazione e solitudine: ognuno percorre da solo il suo percorso di vita, inframezzato da inaspettati momenti di comprensione reciproca. “Si alza il vento!…/ bisogna tentare di vivere” (Paul Valéry, Le cimetière marin)è l’affascinante filosofia alla base della vicenda: il protagonista Jirō, non potendo pilotare aerei, insegue con l’amico Kirō il sogno di progettarne; Nahoko lotta contro una malattia senza scampo; la giovane Kayo vuole diventare un medico; Castorp è perseguitato a causa delle sue idee.

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