La brusca frenata di The Flash – una critica alla serie televisiva

The Flash (2014) è una serie televisiva incentrata sull’omonimo eroe dei fumetti.
Sin dalla prima volta che mi è stato raccomandato, non potei staccare gli occhi dallo show. Faccio presente che chi scrive è uno incapace di fare bingewatching.

Venni rapito dal trio Barry/Caitlin/Cisco, dall’enigmatico Harrison Wells, dalle sequenze ad alta velocità (superpotere che mi piace da impazzire).
Forse, più di tutto, ciò che più mi colpì fu l’idea di introdurre l’elemento dei viaggi temporali e di incorporarlo alla trama stessa tramite il villain Reverse Flash, uno degli antagonisti che più ho amato in tutte le serie televisive.
Reverse Flash è infatti nato nel distante futuro: a causa di una serie di avvenimenti, si crea in lui un profondo odio verso Flash.
Nella serie televisiva, Reverse Flash, proprio durante una delle sue battaglie contro Flash, rimane bloccato nel passato e si trova costretto a divenire il mentore del suo nemico e del suo team, instaurando così un complicato rapporto di amore-odio davvero gustoso e intrigante da seguire.

Il suo obiettivo finale resta però quello di far ritorno nel futuro, il suo mondo d’origine, intento molto comprensibile.
Questo gioco di viaggi temporali, sci-fi, misteri e relazioni umane era il motore trainante della serie televisiva, ciò che, come dicevo, mi affascinò in primo luogo.

Questa premessa iniziale è stata, in seguito, mantenuta? Sì e no.

Con la stagione 2, insieme al villain Zoom, venne introdotto un nuovo concetto: i mondi paralleli, tra cui, in primis, la Terra-2.
Non ho mai trovato questo elemento particolarmente interessante perché, salvo uno o due dettagli, i mondi paralleli differiscono davvero poco dalla Terra-1, con la notevole eccezione della Terra-X nel crossover Crisis on Earth-X.
In ogni caso, lo show mantenne lo stesso sapore.
Per fare un esempio, Barry stesso, alla fine della stagione 2, spinto dal dolore della morte del padre, cerca di resettare la linea temporale, impedendo l’omicidio della madre e creando il Flashpoint.

Arriviamo alla stagione 3, che è quando molti fan iniziarono a sostenere che qualcosa non funzionava, opinione su cui mi trovai parzialmente d’accordo.
Fu chiaro fin da subito che il concetto di Flashpoint non venne sfruttato a dovere, dato che lo stravolgimento temporale causato da Barry fu annullato in letteralmente tre episodi.
Ci furono delle conseguenze, primo fra tutti il villain Savitar, che si scoprì essere un duplicato temporale di Barry Allen sprofondato nel dolore e nell’odio.

“Benissimo!”, pensai.
Il tutto mi riportò alla mente cosa mi era piaciuto del personaggio di Reverse Flash: un uomo deviato che ha sfruttato la supervelocità e i viaggi temporali a proprio vantaggio, distorcendo la stessa timeline per il proprio tornaconto.
Ovviamente la versione malvagia del protagonista è un concetto trito e ritrito, ma con una giusta esecuzione avrebbe funzionato a meraviglia.

Così non fu.
Le motivazioni di Savitar non sono state esplorate a sufficienza e, gli scrittori, per spiegare rapidamente (usanza chiamata “handwaving” in scrittura) l’esistenza paradossale del villain, gli fecero spiegare che “più viaggi temporali si eseguono, meno le regole della timeline si applicano”, spezzando la logica interna dello show. Un brutto segno di ciò che sarebbe arrivato dopo.

Vediamo un tentativo di villain non-velocista con il personaggio di Thinker, un uomo spinto dal desiderio di illuminare le menti umane con il sapere e di trascinarle via dall’ignoranza e dall’indifferenza.
Presentato inizialmente come un personaggio estremamente intelligente, calcolatore ma capace di amore, divenne lentamente l’ombra di se stesso con scene dove si dimostra incapace di prevedere le mosse altrui perché “non in grado di capire i sentimenti”.

Immagino che stiate iniziando a notare un pattern di cosa guastò, per me, la serie di The Flash.
Nel caso contrario, parlo di un lento processo di banalizzazione dei contenuti e dei personaggi.

Se inizialmente ogni avvenimento della storia era attentamente pianificato e spiegato con regole interne, man mano che ho proseguito con la storia, ho notato meno attenzione e cura dei dettagli, regola fondamentale per ciò che concerne l’immersione in un racconto.

La stagione 5 mi fece domandare più volte perché il villain Cicada non sia stato semplicemente sconfitto in x o y modo. Per non parlare della Negative Speedforce, un tempo un’energia opposta alla Speedforce e accessibile solo a Reverse Flash, presentata poi come un’energia usabile se si è pieni di rancore e di malvagità.

Infine la stagione 6 e 7, dove mi sono fermato nella mia visione.
Dopo un eccellente inizio con Bloodwork, The Flash si trasforma in un libro fantasy: Barry perde la sua velocità ma la riacquisisce tramite la “forza dell’amore”. L’originale Harrison Wells si materializza perché… non ho idea del perché, per poi teletrasportarsi in una linea temporale a sua scelta (?). Barry convince, uno dopo l’altro, i peggiori criminali a risparmiare Central City tramite le belle parole.

L’elemento sci-fi che un tempo faceva da colonna portante alla serie è divenuto una fiaba per bambini.
I dialoghi tra personaggi che lentamente hanno costruito l’anima e il cuore dello show sono diventati un reciproco farsi sviolinate nei corridoio degli Star Labs.
Reverse Flash è divenuto l’incarnazione del male e di tutto ciò che è sbagliato.

Si potrebbe dire un classico caso, purtroppo, di storia bastardizzata con il proseguire delle stagioni, cui nemmeno la velocità dell’eroe è bastata per sfuggirvi.
Al momento presente di questa recensione, posso solo sperare che il velocista torni al punto di partenza per il finale, concludendo la storia con l’energia e la passione con cui era riuscito a distinguersi.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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