L’Übermensch nella società moderna

L’Übermensch, tradotto in italiano l’Oltreuomo, è un concetto introdotto dal filosofo Friedrich Nietzsche, che descrive un uomo contraddistinto dal cosiddetto concetto del “nichilismo attivo”.

Nietzsche divide infatti il nichilismo in “passivo” (la rassegnazione di fronte a una realtà priva di scopi) e “attivo” (il vivere la vita secondo una dottrina del “lo voglio”).
Lo stesso concetto venne poi riadattato da Hitler e dal regime nazista per descrivere la razza ariana, dominante e superiore per biologia di fronte a razze inferiori, letteralmente Untermenschen (“esseri umani inferiori”).

Ho sempre trovato interessante la visione del filosofo, soprattutto applicandola alla società moderna, una società contraddistinta dall’arrivismo, dal possedere vaste e varie capacità, un intelletto competente e un bell’aspetto.

La società moderna non perdona e giudica qualsiasi mancanza in quasi tutti i contesti sociali. Spesso le persone si sentono, di riflesso, costrette a divenire di più, a evolversi per stare al passo.
Questo lo si può notare da come il semplice trovare un lavoro sia divenuto una “caccia alle skills“, da come non basti più sapere quella e quell’altra cosa, o ancora, più banalmente, di come, ad esempio, si tenda a essere selettivi nella ricerca di un partner ideale.

Dal mio punto di vista, l’idea dell’Übermensch è non solo attuale, ma anche d’ispirazione. Ritengo che sia giusto che ogni persona persegua il massimo da se stessa e dalla vita, che insegua i propri desideri senza remore e che dunque “abbracci la vita”, divenendo un “Oltreuomo”.

Mi è capitato spesso di leggere, anche su semplici post Facebook, persone che discutevano di fantasie sulla versione ideale della propria vita (implicando che quella attuale non lo fosse).
Per quanto mi riguarda, anche io ho vissuto un periodo simile di idealizzazione (di più qui), ma a quello è seguito un periodo di ricerca della mia “versione ideale”,

Ho tentato di curare l’aspetto con l’esercizio fisico, le mie capacità con l’apprendimento, e così via.

Ne è conseguita felicità? Ovviamente sì.

La mia chiave di lettura del concetto espresso dal filosofo è quella di non arrendersi alla propria debolezza e alla vacuità dell’esistere, quanto più mirare a un’esistenza fatta di proattività, di azione, di “lo voglio”, di cercare di migliorarsi e puntare sempre più in alto, per quanto possibile, divenendo quindi la versione Übermensch che si sogna di se stessi.

E alla fine, è proprio l’arrivare ad amarsi che permette di superare parecchie barriere della società.

Autore: Gabriele Glinni

Dottore in Mediazione Linguistica con riguardo verso la traduzione specialistica. Amante della scrittura creativa e autore del romanzo Ascend-ent. Sostenitore dell'arte della composizione di messaggi efficaci ed eloquenti.

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