La finestra della vecchina – Folklore romano #3

Uno degli edifici più imponenti di Roma, che rivolge una fronte verso via del Gesù, l’altra verso la piazza del Gesù, è il palazzo Altieri, uno dei più imponenti di Roma ad opera di Giovanni Antonio de Rossi, architetto illustre noto verso la metà del 1600.

Una curiosità del palazzo è proprio la cosiddetta “finestra della vecchina”, una finestrella che sembra essere fuori posto, e che si nota all’inizio della via.
Alla finestra è legata un curioso racconto: una vecchietta, molto affezionata alla sua casetta, ne rifiutasse l’esproprio. Quando venne costruito il palazzo Altieri, lei fu minacciata di rappresaglie e si rivolse al proprietario, il Cardinale Altieri (in seguito Papa Clemente X).

Il suo desiderio di mantenere intatta la casetta fu onorato: l’edificio venne lasciato intonso e anzi incorporato nel palazzo Altieri, dove la vecchina poté vivervi tranquillamente, godendo di una pensione pontificia.

In realtà non tutti sono d’accordo su quale sia effettivamente la finestra della vecchina, poiché le finestre fuori posto sono due, l’una ben lontana dall’altra.

La casa dei mostri – Folklore romano #2

La cosiddetta casetta dei mostri di via Gregoriana, creata nel tardo ‘500, è un miscuglio di arte tardo-rinascimentale, manierismo e severa arte della controriforma, che ha dato vita ad altre creazioni surreali site a Tivoli, Frascati e altre località. Un preludio delle fantasie del barocco.

La leggenda vuole che i papà romani portassero i figli dinanzi tale casa per stupirli e ammonirli, dicendo loro che, se avessero disubbidito, il “babau” li avrebbe mangiati. Il babau è infatti un mostro che porta in testa il timpano come un cappello e spalanca una bocca enorme, la porta della casetta.

Il palazzo è inoltre stato caro a D’Annunzio, essendo infatti menzionato nel romanzo Il piacere, e si dice sia stato la residenza di Salvator Rosa.
Al giorno d’oggi, assieme al palazzo adiacente, la casetta dei mostri è parte della Biblioteca Hertziana, una raccolta di libri d’arte e storia dell’arte consultabile dagli studiosi.

La pietra scellerata – Folklore romano #1

La Pietra scellerata: una pietra veneratissima con un nome curioso, posizionata all’interno della chiesa di san Vito e Modesto, in via Carlo Alberto.
Questo nome deriva da una tradizione così antica da esserci pervenuta incompleta.
Si dice che questa pietra servì al martirio di uno o più Santi della primissima era cristiana, forse per schiacciarne i corpi (come vediamo in un affresco all’interno di san Stefano Rotondo), oppure per tenerli legati. Non si sa però chi siano questi martiri.

La devozione dei fedeli li portò addirittura a rosicchiare la pietra: si nota infatti che la superficie in marmo è stata scavata e rovinata.
Si tratta di una tradizione medievale legata al raschiare tale “Santa Lastra”: si credeva che mangiarne la polvere fosse un toccasana contro le malattie e specificamente il morso dei cani rabidi.

La chiesa di san Vito e Modesto a Roma.

Uno dei monumenti più interessanti e peculiari della chiesa, sita in piazza Vittorio, luogo di culto cattolico la cui costruzione terminò nel 1477.

Per approfondire: https://www.romasegreta.it/esquilino/ss-vito-e-modesto.html