“Starsight” di Brandon Sanderson – Recensione e messaggio personale per il 2021

Messaggio personale per il 2021

È fin troppo facile ripensare all’ultimo anno e concentrarsi solo sugli aspetti negativi. Ce ne sono stati talmente tanti che basta uno sforzo minimo per riportarne alla mente una decina. Ma servirebbe davvero a qualcosa riepilogarli per l’ennesima volta? Credo proprio di no. Ecco perché oggi voglio concentrarmi sulle poche cose buone che gli scorsi dodici mesi mi hanno lasciato, a cominciare proprio da questo blog.

Quando ho creato “Pillole di Folklore e Scrittura” pensavo che l’avrei gestito da solo e temevo che, come altri progetti, sarebbe finito nel dimenticatoio nel giro di poche settimane. Mi sbagliavo di grosso su entrambi i fronti. Grazie al prezioso contributo di Gabriele Glinni, che è salito a bordo poco dopo la partenza, e di Ilenia Scaramella, che fa parte della ciurma da circa quattro mesi, il blog è ancora vivo e vegeto, così come la mia voglia di continuare ad arricchirlo di contenuti nuovi e interessanti. Come avrete notato, col passare del tempo alle due rubriche dedicate al Folklore e ai consigli di scrittura creativa si sono affiancati tanti post diversi, tra cui recensioni, interviste e approfondimenti su alcune figure storiche. Insomma, la volontà di crescere c’è e, se tutto andrà per il verso giusto, nel 2021 assisterete a un’ulteriore evoluzione del blog.

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Yule – Pillole di Folklore # 29

Non tutti sanno che l’albero di Natale, ormai diventato uno dei simboli più riconoscibili della festività cristiana, ha le proprie origini nella tradizione germanica e celtica precristiana. In occasione di Yule, la festa del solstizio d’inverno, i popoli antichi erano soliti decorare un albero con piccoli campanelli e rappresentazioni del sole e del Dio della Luce, per poi portarlo nelle proprie abitazioni per offrire un riparo agli spiriti del bosco.

Perché si celebra Yule?

Sembra che il termine Yule derivi dalla parola norrena Hjól, che significa “ruota”. In occasione del solstizio d’inverno, infatti, “la ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”. L’idea è che dopo la fine di un ciclo (coincidente con Samhain) ne inizi un altro. La festa di Yule, che si celebra tuttora nel paganesimo e nel neopaganesimo (il 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e il 21 giugno nell’emisfero meridionale), simboleggia anche il passaggio dalle tenebre alla luce. È proprio dopo il solstizio che le giornate iniziano ad allungarsi e inizia il cammino verso il risveglio della natura (in primavera).

Per approfondire:

http://www.irelandream.com/yule-festa-celtica-luce/https://www.viverebergamo.it/yule-solstizio-di-inverno-e-lorigine-dellalbero-di-natale/https://lillyslifestyle.com/2012/12/21/lalbero-di-yule/http://www.cronacheesoteriche.com/festeCelebrazioneYule.jsp

La Shtriga – Pillole di Folklore # 28

Nel folklore albanese, la Shtriga è una strega vampiro che si nutre del sangue dei bambini. Entra di notte nelle case dove tutti dormono e succhia il sangue degli infanti per poi fuggire sotto forma di insetto. Se i bambini non vengono curati si ammalano e vanno incontro a una morte inevitabile. Solo una Shtriga può guarire le proprie vittime, di solito sputando loro in bocca.

Tramite il sangue, le Shtriga si nutrono dell’energia vitale delle persone. I bambini sono le loro vittime predilette, ma in caso di necessità possono aggredire anche gli adulti.

Una donna può diventare una Shtriga in seguito a un grosso trauma, come la morte di un figlio o la scoperta della propria infertilità.

Esistono vari modi per difendersi da una Shtriga. Uno dei più diffusi consiste nell’intrappolare la strega all’interno di una Chiesa durante la domenica di Pasqua ponendo una croce fatta di ossa di maiale di fronte all’ingresso. Di solito le Shtriga vengono uccise mentre cercano un modo per liberarsi.

È possibile creare un amuleto in grado di respingere ogni attacco di qualsiasi Shtriga. Per farlo è necessario addentrarsi in un bosco, trovare una pozza di sangue rigurgitato dalla fattucchiera e immergervi una moneta d’argento avvolta in un panno.

Per approfondire:

http://mythologylegends.blogspot.com/2011/12/shtriga.html

Tre manuali di scrittura creativa a confronto

I manuali di scrittura creativa possono essere molto utili. Oltre a fornire a chi si approccia per la prima volta a questo mondo gli strumenti essenziali per iniziare a creare storie e personaggi, possono dare degli spunti preziosi anche a chi ha già un po’ di esperienza alle spalle, magari aiutandolo ad affinare la propria tecnica o a rivalutare il metodo di lavoro utilizzato fino a quel momento. In commercio è possibile trovarne parecchi, tra cui alcuni realizzati da scrittori famosi a livello globale.

Anche se i temi trattati tendono a ripetersi, il modo in cui vengono affrontati dai vari autori può essere molto diverso e influenzato da fattori come la personalità, l’approccio alla scrittura, le esperienze di vita e gli interessi. Per dare risalto a queste differenze mi è sembrata una buona idea mettere a confronto i manuali scritti da tre autori diversi: Roberto Cotroneo (autore, tra gli altri, di “Se una mattina d’estate un bambino”), Haruki Murakami (noto per libri come “Norwegian Wood”, “Kafka sulla spiaggia” e “L’arte di correre“) e Stephen King (“IT”, “Il gioco di Gerald”, “Carrie” ecc.).

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Correndo con i Beatles – Una riflessione sulla corsa, la musica e la scrittura

[Riflessione risalente al 2018, quando il mondo era ancora libero dal coronavirus e i runner non venivano visti come degli untori]

Da un po’ di tempo corro al mattino ascoltando i Beatles.

Non lo dico per vantarmi. Sono un corridore nella media e non ambisco a vincere medaglie o a battere chissà quale record. Lo faccio solo perché mi piace. È faticoso, certo, ma è uno dei modi migliori che conosco per allontanare le preoccupazioni. Quando corro, non penso alla disoccupazione, ai miei fallimenti, al blocco dello scrittore e a tutti gli altri problemi che rendono addormentarsi l’impresa più difficile del mondo. Penso solo alla corsa, perlomeno per i primi dieci minuti. Poi, senza neanche rendermene conto, attivo il “pilota automatico” e il mio corpo inizia a fare tutto da solo. A quel punto la mia mente, libera dal faticoso compito di ponderare ogni movimento, inizia a vagare senza una meta precisa e ogni bizzarra associazione di idee diventa possibile.

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Il serpente arcobaleno – Pillole di Folklore # 27

Il serpente arcobaleno era una divinità creatrice nella mitologia aborigena australiana.

Quando i grandi Spiriti vagavano ancora sulla Terra prendendo la forma di animali ed esseri umani, il serpente arcobaleno emerse dal sottosuolo e durante la sua ascesa verso la superficie creò canyon, montagne, colline, nuvole, fiumi e laghi.

Viveva nelle pozze d’acqua del deserto australiano, fonti idriche a dir poco fondamentali per il sostentamento degli aborigeni. Le sue creazioni avevano lo scopo di distribuire meglio l’acqua lungo tutto il territorio.

Veniva considerata come una divinità benevola e disposta a proteggere la varie tribù, ma anche prontissima a giudicare senza pietà i trasgressori della legge.

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Pillole di Folklore # 26 – Il Burāq

Nella mitologia islamica, il Burāq è una creatura simile a un cavallo, ma con una testa da donna umana, delle ali e una coda da pavone. Proviene dal Janna (il Paradiso islamico) e viene utilizzata come cavalcatura dai profeti. Si sposta facendo balzi giganteschi ed è persino in grado di raggiungere il cielo. Secondo una delle possibili interpretazioni, questa creatura rappresenta il trionfo e la gloria e consente agli eletti di entrare in Paradiso.

Nel settimo secolo, l’arcangelo Gabriele ordinò a un Burāq di condurre il profeta Maometto fino alle città ora note come La Mecca e Gerusalemme. La cavalcatura raggiunse poi il più alto dei cieli con un balzo. Qui Maometto incontrò Allah e ricevette da lui l’ordine di compiere il ṣalāt, la tradizionale preghiera della religione islamica.

Per approfondire:

https://www.britannica.com/topic/Buraq

http://it.enciclopedia-della-sunna.wikia.com/wiki/Buraq

Scrivere una visual novel ft. Crescendo

Se in alcuni generi videoludici la trama è un mero pretesto per giustificare quel che avviene sullo schermo, in altri è il fulcro stesso dell’esperienza di gioco. È questo il caso delle visual novel, che fanno della storia e dei dialoghi il loro cavallo di battaglia, spesso scendendo più a fondo nella psicologia dei personaggi di quanto avviene nei titoli in cui l’azione ha un ruolo maggiormente preponderante. Chi vuole crearne una deve tenersi pronto a scrivere tantissimo e a usare molti degli espedienti narrativi di cui abbiamo avuto modo di parlare qui sul blog.

Per capire meglio cosa vuol dire dare vita a una visual novel e, più generale, scrivere per un videogioco, ho deciso di fare alcune domande a Crescendo, che, oltre a suonare benissimo, ha anche maturato alcune esperienze in questo settore.

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L’origine delle fiabe – Giambattista Basile e “Lo cunto de li cunti”

[A cura di Raffaello Glinni]

Quando si pensa a “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”, “Il gatto con gli stivali”, “Hansel e Gretel”, “Raperonzolo”, “La fontana dell’eterna giovinezza”, ma anche a “Il Signore degli Anelli”, “Shrek”, ecc. si pensa naturalmente ai fratelli Grimm e Perroult.

In realtà tutte queste e altre fiabe vennero scritte nella versione  originale e per la prima volta da un nobile napoletano, Giambattista Basile (1566-1632), nel libro “Lo Cunto de li Cunti”, pubblicato nel 1634, una raccolta di 50 fiabe completata in Basilicata e Campania nel 1630, precisamente tra  Acerenza e Giugliani, poiché ivi ebbe a soggiornare lo scrittore, allorquando prese servizio per il Duca di Acerenza, Galeazzo Pinelli.

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Pillole di Folklore # 25 – Ishtar

Nella civiltà assiro-babilonese, Ishtar (nota come Inanna tra i sumeri) era la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo. Era però anche la dea della guerra e puniva ogni affronto che le veniva rivolto con tempeste e terribili conflitti. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia. Le principali città in cui veniva venerata erano Uruk, Assur, Babilonia e Ninive.

È associata al pianeta Venere e uno dei suoi appellativi è “signora della luce risplendente”.

È presente nell’ “Epopea di Gilgamesh”, il principale ciclo epico della cultura assiro-babilonese. In quest’opera la dea rappresenta l’amore sensuale e si innamora più volte di personaggi differenti, tra cui il pastore Tammuz. In un’altra opera, “Discesa di Ishtar negli inferi”, Ishtar raggiunge l’oltretomba, dove viene giudicata e giustizia. Per salvarsi, la divinità rinasce scambiando il proprio corpo con quello di Tammuz.

Tutti gli amanti di Ishtar vanno incontro ad una fine crudele ed è proprio per questa ragione che Gilgamesh, re di Uruk e protagonista dell’omonimo ciclo epico, la respinge con decisione.

Per approfondire:

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-era-ishtar