Il serpente arcobaleno – Pillole di Folklore # 27

Il serpente arcobaleno era una divinità creatrice nella mitologia aborigena australiana.

Quando i grandi Spiriti vagavano ancora sulla Terra prendendo la forma di animali ed esseri umani, il serpente arcobaleno emerse dal sottosuolo e durante la sua ascesa verso la superficie creò canyon, montagne, colline, nuvole, fiumi e laghi.

Viveva nelle pozze d’acqua del deserto australiano, fonti idriche a dir poco fondamentali per il sostentamento degli aborigeni. Le sue creazioni avevano lo scopo di distribuire meglio l’acqua lungo tutto il territorio.

Veniva considerata come una divinità benevola e disposta a proteggere la varie tribù, ma anche prontissima a giudicare senza pietà i trasgressori della legge.

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Pillole di Folklore # 26 – Il Burāq

Nella mitologia islamica, il Burāq è una creatura simile a un cavallo, ma con una testa da donna umana, delle ali e una coda da pavone. Proviene dal Janna (il Paradiso islamico) e viene utilizzata come cavalcatura dai profeti. Si sposta facendo balzi giganteschi ed è persino in grado di raggiungere il cielo. Secondo una delle possibili interpretazioni, questa creatura rappresenta il trionfo e la gloria e consente agli eletti di entrare in Paradiso.

Nel settimo secolo, l’arcangelo Gabriele ordinò a un Burāq di condurre il profeta Maometto fino alle città ora note come La Mecca e Gerusalemme. La cavalcatura raggiunse poi il più alto dei cieli con un balzo. Qui Maometto incontrò Allah e ricevette da lui l’ordine di compiere il ṣalāt, la tradizionale preghiera della religione islamica.

Per approfondire:

https://www.britannica.com/topic/Buraq

http://it.enciclopedia-della-sunna.wikia.com/wiki/Buraq

Scrivere una visual novel ft. Crescendo

Se in alcuni generi videoludici la trama è un mero pretesto per giustificare quel che avviene sullo schermo, in altri è il fulcro stesso dell’esperienza di gioco. È questo il caso delle visual novel, che fanno della storia e dei dialoghi il loro cavallo di battaglia, spesso scendendo più a fondo nella psicologia dei personaggi di quanto avviene nei titoli in cui l’azione ha un ruolo maggiormente preponderante. Chi vuole crearne una deve tenersi pronto a scrivere tantissimo e a usare molti degli espedienti narrativi di cui abbiamo avuto modo di parlare qui sul blog.

Per capire meglio cosa vuol dire dare vita a una visual novel e, più generale, scrivere per un videogioco, ho deciso di fare alcune domande a Crescendo, che, oltre a suonare benissimo, ha anche maturato alcune esperienze in questo settore.

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L’origine delle fiabe – Giambattista Basile e “Lo cunto de li cunti”

[A cura di Raffaello Glinni]

Quando si pensa a “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”, “Il gatto con gli stivali”, “Hansel e Gretel”, “Raperonzolo”, “La fontana dell’eterna giovinezza”, ma anche a “Il Signore degli Anelli”, “Shrek”, ecc. si pensa naturalmente ai fratelli Grimm e Perroult.

In realtà tutte queste e altre fiabe vennero scritte nella versione  originale e per la prima volta da un nobile napoletano, Giambattista Basile (1566-1632), nel libro “Lo Cunto de li Cunti”, pubblicato nel 1634, una raccolta di 50 fiabe completata in Basilicata e Campania nel 1630, precisamente tra  Acerenza e Giugliani, poiché ivi ebbe a soggiornare lo scrittore, allorquando prese servizio per il Duca di Acerenza, Galeazzo Pinelli.

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Pillole di Folklore # 25 – Ishtar

Nella civiltà assiro-babilonese, Ishtar (nota come Inanna tra i sumeri) era la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo. Era però anche la dea della guerra e puniva ogni affronto che le veniva rivolto con tempeste e terribili conflitti. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia. Le principali città in cui veniva venerata erano Uruk, Assur, Babilonia e Ninive.

È associata al pianeta Venere e uno dei suoi appellativi è “signora della luce risplendente”.

È presente nell’ “Epopea di Gilgamesh”, il principale ciclo epico della cultura assiro-babilonese. In quest’opera la dea rappresenta l’amore sensuale e si innamora più volte di personaggi differenti, tra cui il pastore Tammuz. In un’altra opera, “Discesa di Ishtar negli inferi”, Ishtar raggiunge l’oltretomba, dove viene giudicata e giustizia. Per salvarsi, la divinità rinasce scambiando il proprio corpo con quello di Tammuz.

Tutti gli amanti di Ishtar vanno incontro ad una fine crudele ed è proprio per questa ragione che Gilgamesh, re di Uruk e protagonista dell’omonimo ciclo epico, la respinge con decisione.

Per approfondire:

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-era-ishtar

Pillole di Folklore # 24 – Samhain

Molte persone associano il 31 ottobre solamente alle zucche, ai dolci e ai costumi spaventosi, ma è anche la data in cui si celebra Samhain, una delle feste pagane più importanti. È nota anche come Capodanno celtico e celebra il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. I colori caratteristici della festa sono l’arancione, associato alla mietitura, e il nero, assimilato invece all’imminente arrivo dell’inverno freddo e buio.

Secondo i celti, durante Samhain il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava sottile. Erano inoltre convinti che in questo periodo gli esseri magici diventassero visibili e che fossero ostili all’uomo, reo di aver occupato le loro terre. Per tenerli alla larga, i celti rendevano le loro case il meno ospitali possibili e si vestivano da creature mostruose.

Come si può intuire, Samhain ha ispirato la moderna festa di Halloween e forse anche il giorno di Ognissanti.

Per approfondire:

https://www.irlandaonline.com/halloween/samhain/

Dracula e Shakespeare: il mistero della dodicesima notte

[A cura di Raffaello Glinni]

Potrebbe esistere una connessione tra alcune opere di William Shakespeare e le piste che conducono a una sua collaborazione o incontro con qualche personaggio in Italia, tra cui, probabilmente, il Duca di Acerenza e Giugliano (Na) Vincenzo Pinelli, noto studioso che visse fra il 1500 e il 1600 a Padova, dove ospitava presso la propria abitazione Galileo Galilei, che lui stesso aveva raccomandato per farlo entrare nella nota Università.

Si ritiene che Shakespeare, durante la sua permanenza in Veneto (documentata da molti storici), sia entrato in contatto con gli ambienti culturali di Padova legati al Duca di Acerenza, notissimo bibliografo e proprietario della più grande biblioteca del mondo con oltre 8500 libri, (studioso di ottica e noto per aver scritto nel 1585 uno dei primi testi su Leonardo da Vinci, “discorso sulla pittura di Leonardo Da Vinci” , dimostrando di avere una copia originale del codice della Pittura di Leonardo – tant’è che il codice della pittura che oggi utilizziamo è la copia tratta dal libro di Pinelli ! nonché grande letterato insieme al fratello Cosimo che fu il Mecenate di Giambattista Basile Del Cunto de Li Cunti – La grande biblioteca fu poi acquistata dal Cardinale Borromeo e oggi è nota come la Biblioteca ambrosiana).

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Ambientare un racconto in un luogo immaginario

Quando si pensa a un racconto ambientato in un luogo immaginario vengono subito in mente aree sconfinate come Westeros, la Terra di Mezzo e Narnia, ormai ben radicate nell’immaginario collettivo. Il genere fantasy è da sempre associato a mondi molto complessi e studiati nel minimo dettaglio, ricchi di città ed ecosistemi diversissimi tra loro. Tuttavia esistono anche luoghi immaginari dalle dimensioni molto meno generose e che poco o nulla hanno a che fare con elfi, orchi, nani, goblin e compagnia bella.

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Pillole di Folklore # 23 – Samael

Nella mitologia ebraica, Samael è un arcangelo di grande importanza a cui vengono attribuiti i ruoli di accusatore, seduttore e distruttore. Il suo nome può significare “veleno di Dio” o anche “castigo di Dio”. Talvolta viene descritto come il braccio armato della divinità, pronto ad agire al suo comando. In altre versioni del mito viene considerato un angelo caduto, ripudiato da Dio per essersi unito carnalmente con le donne umane. Spesso viene associato all’angelo della morte.

Il suo ruolo principale rimane comunque quello di accusare gli uomini di fronte a Dio e di punirli. Secondo alcuni studiosi, fu proprio lui a causare le dieci piaghe d’Egitto.

In una particolare circostanza, Dio ordinò agli arcangeli Michele e Gabriele di prendere l’anima di Mosè e condurla nel cielo. Entrambi rifiutarono l’ordine e allora la divinità assegno l’incarico a Samael. L’angelo della morte accettò la missione, ma quando vide l’anima di Mosè intenta a trascrivere il vero nome di Dio provò una grande paura e comprese che non poteva in alcun modo portarla nel cielo. Tornò indietro a mani vuote e Dio gli ordinò di fare un altro tentativo.

Samael tornò da Mosè, si armò di coraggio ed estrasse dal fodero la propria spada. Non appena lo vide, Mosè si infuriò e iniziò a colpirlo con vari oggetti sui cui aveva inciso il vero nome di Dio. Il profeta costrinse l’arcangelo alla fuga e, utilizzando il potere del nome ineffabile, lo rese cieco e lo privò dell’aureola.

Pillole di Folklore # 22 – Il Nopperabo

Molti Yokai hanno un aspetto mostruoso e basta una rapida occhiata per capire che si tratta di esseri fuori dal normale. Non è questo il caso del Nopperabo. A primo impatto, questo spirito sembra un essere umano del tutto ordinario, in grado di mischiarsi perfettamente con la folla. È solo dopo essersi avvicinato alla vittima che il Nopperabo assume il suo vero aspetto. La sua faccia, fino a quel momento normale, diventa priva di tratti somatici e di organi di senso.

Lo scopo principale di questi spiriti senza volto è spaventare gli esseri umani che incontrano. Spesso si aggirano di notte in vie poco frequentate e spaventano i passanti che incautamente si avvicinano a loro. Si divertono a lavorare in gruppo e a spaventare più volte la stessa vittima nel giro di pochi minuti.

Per ingannare meglio gli esseri umani, talvolta i Nopperabo assumono le sembianze di amici o parenti, rendendo ancora più sconvolgente il momento della trasformazione.

Per approfondire:

http://yokai.wikia.com/wiki/Noppera-B%C5%8D