Pillole di Folklore # 25 – Ishtar

Nella civiltà assiro-babilonese, Ishtar (nota come Inanna tra i sumeri) era la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo. Era però anche la dea della guerra e puniva ogni affronto che le veniva rivolto con tempeste e terribili conflitti. A lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia. Le principali città in cui veniva venerata erano Uruk, Assur, Babilonia e Ninive.

È associata al pianeta Venere e uno dei suoi appellativi è “signora della luce risplendente”.

È presente nell’ “Epopea di Gilgamesh”, il principale ciclo epico della cultura assiro-babilonese. In quest’opera la dea rappresenta l’amore sensuale e si innamora più volte di personaggi differenti, tra cui il pastore Tammuz. In un’altra opera, “Discesa di Ishtar negli inferi”, Ishtar raggiunge l’oltretomba, dove viene giudicata e giustizia. Per salvarsi, la divinità rinasce scambiando il proprio corpo con quello di Tammuz.

Tutti gli amanti di Ishtar vanno incontro ad una fine crudele ed è proprio per questa ragione che Gilgamesh, re di Uruk e protagonista dell’omonimo ciclo epico, la respinge con decisione.

Per approfondire:

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-era-ishtar

Pillole di Folklore # 24 – Samhain

Molte persone associano il 31 ottobre solamente alle zucche, ai dolci e ai costumi spaventosi, ma è anche la data in cui si celebra Samhain, una delle feste pagane più importanti. È nota anche come Capodanno celtico e celebra il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. I colori caratteristici della festa sono l’arancione, associato alla mietitura, e il nero, assimilato invece all’imminente arrivo dell’inverno freddo e buio.

Secondo i celti, durante Samhain il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava sottile. Erano inoltre convinti che in questo periodo gli esseri magici diventassero visibili e che fossero ostili all’uomo, reo di aver occupato le loro terre. Per tenerli alla larga, i celti rendevano le loro case il meno ospitali possibili e si vestivano da creature mostruose.

Come si può intuire, Samhain ha ispirato la moderna festa di Halloween e forse anche il giorno di Ognissanti.

Per approfondire:

https://www.irlandaonline.com/halloween/samhain/

Dracula e Shakespeare: il mistero della dodicesima notte

[A cura di Raffaello Glinni]

Potrebbe esistere una connessione tra alcune opere di William Shakespeare e le piste che conducono a una sua collaborazione o incontro con qualche personaggio in Italia, tra cui, probabilmente, il Duca di Acerenza e Giugliano (Na) Vincenzo Pinelli, noto studioso che visse fra il 1500 e il 1600 a Padova, dove ospitava presso la propria abitazione Galileo Galilei, che lui stesso aveva raccomandato per farlo entrare nella nota Università.

Si ritiene che Shakespeare, durante la sua permanenza in Veneto (documentata da molti storici), sia entrato in contatto con gli ambienti culturali di Padova legati al Duca di Acerenza, notissimo bibliografo e proprietario della più grande biblioteca del mondo con oltre 8500 libri, (studioso di ottica e noto per aver scritto nel 1585 uno dei primi testi su Leonardo da Vinci, “discorso sulla pittura di Leonardo Da Vinci” , dimostrando di avere una copia originale del codice della Pittura di Leonardo – tant’è che il codice della pittura che oggi utilizziamo è la copia tratta dal libro di Pinelli ! nonché grande letterato insieme al fratello Cosimo che fu il Mecenate di Giambattista Basile Del Cunto de Li Cunti – La grande biblioteca fu poi acquistata dal Cardinale Borromeo e oggi è nota come la Biblioteca ambrosiana).

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Ambientare un racconto in un luogo immaginario

Quando si pensa a un racconto ambientato in un luogo immaginario vengono subito in mente aree sconfinate come Westeros, la Terra di Mezzo e Narnia, ormai ben radicate nell’immaginario collettivo. Il genere fantasy è da sempre associato a mondi molto complessi e studiati nel minimo dettaglio, ricchi di città ed ecosistemi diversissimi tra loro. Tuttavia esistono anche luoghi immaginari dalle dimensioni molto meno generose e che poco o nulla hanno a che fare con elfi, orchi, nani, goblin e compagnia bella.

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Pillole di Folklore # 23 – Samael

Nella mitologia ebraica, Samael è un arcangelo di grande importanza a cui vengono attribuiti i ruoli di accusatore, seduttore e distruttore. Il suo nome può significare “veleno di Dio” o anche “castigo di Dio”. Talvolta viene descritto come il braccio armato della divinità, pronto ad agire al suo comando. In altre versioni del mito viene considerato un angelo caduto, ripudiato da Dio per essersi unito carnalmente con le donne umane. Spesso viene associato all’angelo della morte.

Il suo ruolo principale rimane comunque quello di accusare gli uomini di fronte a Dio e di punirli. Secondo alcuni studiosi, fu proprio lui a causare le dieci piaghe d’Egitto.

In una particolare circostanza, Dio ordinò agli arcangeli Michele e Gabriele di prendere l’anima di Mosè e condurla nel cielo. Entrambi rifiutarono l’ordine e allora la divinità assegno l’incarico a Samael. L’angelo della morte accettò la missione, ma quando vide l’anima di Mosè intenta a trascrivere il vero nome di Dio provò una grande paura e comprese che non poteva in alcun modo portarla nel cielo. Tornò indietro a mani vuote e Dio gli ordinò di fare un altro tentativo.

Samael tornò da Mosè, si armò di coraggio ed estrasse dal fodero la propria spada. Non appena lo vide, Mosè si infuriò e iniziò a colpirlo con vari oggetti sui cui aveva inciso il vero nome di Dio. Il profeta costrinse l’arcangelo alla fuga e, utilizzando il potere del nome ineffabile, lo rese cieco e lo privò dell’aureola.

Pillole di Folklore # 22 – Il Nopperabo

Molti Yokai hanno un aspetto mostruoso e basta una rapida occhiata per capire che si tratta di esseri fuori dal normale. Non è questo il caso del Nopperabo. A primo impatto, questo spirito sembra un essere umano del tutto ordinario, in grado di mischiarsi perfettamente con la folla. È solo dopo essersi avvicinato alla vittima che il Nopperabo assume il suo vero aspetto. La sua faccia, fino a quel momento normale, diventa priva di tratti somatici e di organi di senso.

Lo scopo principale di questi spiriti senza volto è spaventare gli esseri umani che incontrano. Spesso si aggirano di notte in vie poco frequentate e spaventano i passanti che incautamente si avvicinano a loro. Si divertono a lavorare in gruppo e a spaventare più volte la stessa vittima nel giro di pochi minuti.

Per ingannare meglio gli esseri umani, talvolta i Nopperabo assumono le sembianze di amici o parenti, rendendo ancora più sconvolgente il momento della trasformazione.

Per approfondire:

http://yokai.wikia.com/wiki/Noppera-B%C5%8D

Giocare con le aspettative del lettore per stupirlo

Dopo anni passati a leggere libri e fumetti, guardare film e giocare ai videogiochi si ha spesso la sensazione di aver “già visto tutto” e di essere in grado di azzeccare quasi tutti i colpi di scena e le svolte narrative. Questo succede perché alla base di varie storie ci sono dei luoghi comuni che sono ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Un esempio può essere il poliziotto burbero ma dal cuore d’oro o il donnaiolo incallito che inizia a cambiare quando incontra l’amore della sua vita. Quando si ha una certa familiarità con queste figure ricorrenti, può diventare semplice capire quale ruolo svolgeranno nella storia e come si comporteranno nelle varie situazioni. Per evitare di scadere nel banale, molti scrittori preferiscono evitare del tutto di ricorrere a personaggi e situazioni stereotipate. Non è una scelta sbagliata, ma credo che ci si possa divertire ancora di più giocando con i cliché e i luoghi comuni per cogliere il lettore di sorpresa e portare il racconto in una direzione inaspettata.

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Dracula, Bram Stoker e il Sud Italia: un legame insospettabile

[A cura di Raffaello Glinni]

Nella nostra mente collochiamo Bram Stoker nel mondo anglo-irlandese, ma tale convinzione non corrisponde totalmente al vero.

La famiglia di Stoker, il padre Abram, la moglie e le sorelle, si era, infatti, trasferita a Napoli, dove il padre lavorava per vari nobili anglo-irlandesi. 

Il 12 ottobre  1876 in tale località il padre morì e fu seppellito nel cimitero di Cava dei Tirreni, sicché Bram raggiunse la madre e le sorelle lo stesso anno, e soggiornò in Sud Italia per tre mesi compiendo taluni viaggi in treno.

Di tali soggiorni sono rimasti alcuni appunti di viaggio, recentemente pubblicati nel libro “The lost journal of Bram Stoker” raccolti dal discendente diretto Drake Stoker.

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Pillole di Folklore # 21 – Mabon

Nel neopaganesimo, Mabon è la festa che celebra l’equinozio d’autunno. Prende il nome da Maponos, il dio celtico della giovinezza. Lo scopo della festività è ringraziare la natura per i frutti che ha donato durante la bella stagione e prepararsi per l’inverno, spesso lungo e rigido.

Anche i Celti festeggiavano l’equinozio d’autunno. Come tutte le loro feste, anche questa rappresentava una buona occasione per celebrare il rapporto tra la comunità e la Terra o la Dea Madre.

Pillole di Folklore # 20 – Il Wendigo

Molti miti nascono per scoraggiare comportamenti dannosi per l’intera società. La leggenda del Wendigo non fa eccezione: è stata creata dai nativi americani della regione dei grandi laghi per disincentivare la pratica del cannibalismo.

Questa creatura simile a una belva nasce infatti quando un essere umano consuma per lungo tempo la carne dei suoi simili. Il Wendigo viene spesso associato all’inverno e ciò non deve stupire: era proprio durante la stagione più rigida che il cibo scarseggiava e la tentazione di ricorrere al cannibalismo per sopravvivere diventata sempre più forte.

Gli uomini che si tramutano in un Wendigo assumono delle fattezze bestiali. Il loro aspetto ricorda quello di un terrificante cervo scheletrico in grado di camminare sulle zampe anteriori. Non hanno labbra e le loro zanne aguzze sono sempre visibili. Il loro udito è incredibilmente sviluppato e ciò li rende dei cacciatori pericolosissimi, specialmente di notte. Ciò che li rende ancora più pericolosi è la loro capacità di spostarsi velocemente e di imitare la voce umana.

Per approfondire:

https://www.ranker.com/list/wendigo-facts/lyra-radford