Baba Jaga – Pillole di Folklore #63

Nel folklore slavo, Baba Jaga è una delle streghe più famose. È presente in molti racconti popolari per bambini, risalenti alla tradizione orale russa. Le sue origini sono incerte, ma sembrerebbero risalire al periodo pre-Cristiano, dove i culti pagani godevano di grande importanza e il popolo era più propenso a credere alla magia.

Viene spesso descritta come una donna anziana e deformata, dotata di un lungo naso storto, occhi penetranti e denti di ferro. Il suo comportamento imprevedibile le permette di suscitare paura e rispetto in chi la incontra.
Nella versione russa del mito, la strega vive in una capanna nel cuore della foresta dotata di due gigantesche zampe da gallina che le permettono di spostarsi a piacimento, rendendo difficile localizzarla. Le finestre controllano la zona come due occhi molto vigili e il cancello che circonda la casa è composto da ossa umane e sormontato da teschi. Il messaggio è chiarissimo: i visitatori non sono graditi.

In alcune versioni della storia, esistono tre differenti Baba Jaga, tutte con lo stesso nome. In altre, la strega è una sola.
Si mormora che viaggi per la foresta a bordo di un mortaio gigante. Oltre che come mezzo di trasporto, lo usa anche, assieme a un pestello, per triturare le ossa degli esseri umani che divora.
Se necessario, può staccare le sue mani dal resto del corpo e inviarle a svolgere vari compiti.
Non è del tutto malvagia e può aiutare con la propria saggezza chi cerca il suo aiuto, a patto che porti a termine degli incarichi per lei. Chi cerca di ingannarla, tuttavia, finisce per essere ucciso, cucinato e mangiato.

Ga-oh e gli spiriti dei venti – Pillole di Folklore #62

Nella mitologia dei nativi americani irochesi, Ga-oh era un gigante che comandava i venti provenienti dai quattro punti cardinali.

Veniva definito come lo strumento tramite cui il Grande Spirito controllava gli elementi. Risiedeva nella parte settentrionale del cielo e svolgeva tutti i suoi compiti da lì.

Il vento del nord era rappresentato da uno spirito dalle sembianze di un orso chiamato Ya-o-gah. Con la potenza nel suo alito gelido era in grado di distruggere il mondo, ma Ga-oh lo teneva a bada. Ne-o-ga, lo spirito cerbiatto associato al vento del sud aveva, invece, un animo gentile e sensibile. La personificazione del vento dell’ovest era una pantera, Da-jo-ji, in grado di arrampicarsi sulle montagne più alte, radere al suolo le foreste, trasportare i mulinelli sulla sua schiena, far salire le onde dell’oceano quasi fino al cielo e ringhiare alle tempeste. Infine, O-yan-do-ne, lo spirito del vento dell’est, era un’alce che soffiava per raffreddare le piccole nubi che solcavano il cielo.

Attenzione: l’immagine scelta per questo post rappresenta un guerriero irochese seduto su una tartaruga e non ha nulla a che fare né con Ga-oh né con gli spiriti dei venti.

Un anime random dal 1980 a oggi – Lalabel

Benvenuti in una nuova rubrica dedicata agli anime!
Anche questa volta si tratta di una specie di gioco in cui devo seguire delle regole che mi sono autoimposto. Nella fattispecie, ho deciso di partire dal 1980 e scegliere un anime a caso per ciascuna annata, del quale vedere tre episodi da commentare qui sul blog. Per la selezione mi sono affidato all’elenco delle serie uscite nel corso del tempo, presente su Wikipedia, e all’utilissimo Random.org.

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Kon, il dio della pioggia e del vento – Pillole di Folklore # 61

Gli Inca veneravano Kon, il cui nome originale era Kon Tiqui, come la divinità della pioggia e del vento proveniente dal sud. I suoi genitori erano Inti, il dio del sole, e Mama Quilla, la dea della luna che forniva protezione alle donne sposate. Aveva un fratello, Pachamacac, il quale era il dio Inca della creazione.

I due un giorno si scontrarono, forse per determinare chi fosse il più potente, e la vittoria andò a Pachamacac. Kon venne quindi esiliato dall’impero Inca e rimandato a nord, da dove proveniva. Andandosene, portò con sé la pioggia ed è per questo motivo che la fascia costiera del Perù è arida.

Per approfondire:

https://www.lifepersona.com/what-is-the-myth-of-kon

Ripubblicare un libro ft. Aurora Nardoni

Spesso pubblicare una nuova edizione di un libro rappresenta un’ottima opportunità per rilanciare una storia e permetterle di raggiungere il maggior numero possibile di lettori. È proprio quel che è successo nelle scorse settimane con “Le terre di Narwain – Il figlio dell’oblio” di Aurora Nardoni, che grazie a PAV Edizioni è tornato disponibile in ebook e in versione cartacea (sul sito ufficiale è disponibile anche una bellissima edizione deluxe). Dopo aver partecipato al book reveal del libro, ho avuto il piacere di intervistare la sua autrice. Ecco com’è andata!

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Acolnahuacatl e il Mictlan – Pillole di Folklore # 60

Acolnahuacatl (noto anche come Acomiztli) era un dio della mitologia azteca. Non si hanno molte informazioni su di lui e il suo ruolo preciso nella religione degli aztechi non è del tutto chiaro. Si sa con certezza che era una divinità del Mictlan, il livello inferiore del mondo sotterraneo in cui riposavano gli spiriti dei morti. Le uniche anime che non accedevano al Mictlan erano quelle dei guerrieri e delle donne morte a causa del parto. I primi, dopo il decesso, si univano agli aiutanti del sole e portavano avanti la loro guerra quotidiana contro le tenebre per quattro anni, dopodiché si tramutavano in colibrì o farfalle. Le seconde, invece, si congiungevano al sole per quattro anni e in seguito diventavano degli spiriti vaganti, che si aggiravano di notte per tutto il mondo.

Acolnahuacatl governava sul Mictlan assieme ad altri dei come Ciucoatl e Chalmecatl. Si occupava di custodire l’ingresso al regno dei morti, impedendone l’accesso ai vivi. Veniva rappresentato come un puma nero in grado di emettere un ruggito sovrannaturale. Acolmiztli, uno dei suoi nomi, significa “felino forte” o “braccio di puma” nella lingua Nahuatl parlata dal popolo azteco.

I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Seconda parte

Proseguiamo il nostro viaggio nel tempo prendendo in considerazione gli anime usciti dal 1996 al 2000 (sempre tenendo conto della prima trasmissione sulle emittenti giapponesi). Per leggere la prima parte e scoprire tutte le regole di questo “gioco”, cliccate QUI!

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L’omino del sonno/ Sandman – Pillole di Folklore # 59

Nel folklore di varie culture del nord Europa esiste un personaggio delle fiabe in grado di donare sogni felici ai bambini spargendo sabbia magica sui loro occhi mentre sono addormentati. È l’omino del sonno, noto anche come Sandman o, nella fiaba scritta da Hans Christian Andersen, Ole Lukøje. Un personaggio simile esiste anche nel folklore rumeno e prende il nome di Moș Ene.


In origine, l’omino del sonno veniva usato come spauracchio per indurre i bambini ad andare a letto presto (un po’ come il classico uomo nero). Se non ubbidivano, Sandman faceva loro una visita notturna ben poco piacevole. Gettava sabbia nei loro occhi, inducendoli a sfregarli fino a farli uscire dalle orbite. Poi li raccoglieva e li dava in pasto al suo mostruoso uccello domestico che viveva sulla cresta della luna.
Questa versione dell’omino del sonno aveva un aspetto grottesco, caratterizzato da lunghe dita, denti affilati, pelle smunta e in decomposizione, come quella di un cadavere. Necessitava di nutrirsi una sola volta per notte, ma non mancavano i casi in cui uccideva solo per il gusto di farlo.

Alcuni hanno ipotizzato l’esistenza di due omini del sonno: uno buono e intenzionato a portare ai bambini dei sogni stupendi e uno malvagio e crudele, mosso da ambizioni ben più sinistre.
Nel periodo moderno, la leggenda di Sandman vive ancora nella cultura popolare grazie all’omonima serie a fumetti di Neil Gaiman (da cui è stata tratta una serie tv) e alla presenza del personaggio in vari media, tra cui la celebre serie inglese Doctor Who e il film “Le cinque leggende”.

Bakuman – The good, the meh and the bad [Manga]

A volte mi capita di immergermi di nuovo in una storia che avevo apprezzato in passato per provare a capire se dopo tanto tempo il mio giudizio nei suoi confronti sia cambiato. È quel che ho fatto nel corso di gennaio con Bakuman, manga di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata che una decina di anni fa avevo adorato, al netto di qualche problemino negli ultimi archi narrativi. Quelle che state per leggere solo le mie opinioni sull’opera al termine della rilettura.

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Il mio 2022 videoludico

Mi sto rendendo sempre più conto di non essere una persona in grado di concentrarsi su un singolo hobby: passo da uno all’altro come una pallina da ping-pong impazzita, incapace di restare fermo troppo a lungo. Videogiochi, anime, libri e serie tv fanno tutti parte della mia vita in egual misura e lottano per aggiudicarsi qualche ora del mio tempo libero, che non è mai abbastanza per tutto quello che vorrei fare. Pertanto, a differenza di chi ha la capacità di dedicarsi a un singolo hobby, tendo ad arrivare al termine dell’anno con un numero minore di opere di un certo tipo portate a termine. Non leggerò mai tanti libri come chi sfida i propri limiti su Goodreads e giocherò sempre a meno titoli dei platinatori seriali. Ma onestamente sono più interessato alla qualità che alla quantità e post come quello che mi appresto a scrivere rappresentano un’opportunità fantastica per riflettere su tutto quello che mi hanno lasciato i videogiochi che ho affrontato nel corso degli ultimi dodici mesi.
Prima di iniziare, vi lascio dei link per leggere “le ultime edizioni” di questa rubrica: QUI trovare l’articolo dedicato al 2020 e QUA quello incentrato sul 2021 (QUO non c’è). Buona lettura!

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