Dandadan: quando un anime ti chiede pazienza (e poi ti ripaga)

Ci sono anime che ti prendono per mano dal primo episodio.
E poi c’è Dandadan, che invece sembra dirti:
“Se non mi capisci subito, problema tuo”.

Io, infatti, non l’avevo capito.
La prima volta avevo mollato senza troppi rimpianti.

L’impatto iniziale: fascinazione e rigetto

I primi episodi di Dandadan sono strani. Non strani nel senso “originali”, ma strani nel senso “ma perché?”.
Ti intrigano subito con un’idea potenzialmente potentissima: alieni e fantasmi esistono entrambi, e convivono nello stesso mondo narrativo senza che uno smentisca l’altro. È una premessa che promette caos controllato, collisione di immaginari, possibilità infinite.

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Il mio 2025 videoludico

Il 2025 è stato un anno interessante dal punto di vista videoludico, soprattutto perché è stato pieno di sorprese inaspettate. Mi sono divertito con giochi che dalla demo non mi erano sembrati troppo nelle mie corde, ho recuperato capolavori che avevo colpevolmente ignorato e sono rimasto affascinato da opere create senza disporre di un budget astronomico. Prima di scoprire nel dettaglio quali sono stati i titoli che mi hanno accompagnato durante gli scorsi 12 mesi, vi invito a scoprire tutte le precedenti edizioni di questa rubrica annuale: 2020 2021202220232024

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Nana (anime) – Recensione

Quest’anno ho fatto una cosa che, emotivamente, equivale a rimettersi a parlare con un ex che sai ti farà male:
ho rivisto Nana.
L’ho fatto con mia moglie, quindi con testimoni, commenti a caldo e sospiri sincronizzati. E sì: Nana resta un anime iconico, affascinante, doloroso… ma anche tremendamente imperfetto.

La storia parte benissimo.
Due ragazze, stesso nome, stesso treno, direzione Tokyo.
Sembra quasi una coincidenza romantica, e invece è una dichiarazione d’intenti.

All’inizio tutto sembra semplice:

  • Nana Komatsu (Hachi): sognatrice, emotiva, ingenua.
  • Nana Osaki: rock, cinica, apparentemente pragmatica.

Poi Nana fa quello che sa fare meglio: ti frega.

Andando avanti scopri che le etichette non reggono:

  • Hachi, quella “leggera”, diventa sempre più decisa sul suo desiderio di famiglia e stabilità.
  • Osaki, la “forte”, si rivela fragilissima, terrorizzata dall’abbandono e incapace di reggere i legami senza soffocarli.
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I miei anime preferiti (uno per anno) dal 1991 al 2021 – Quinta parte (dal 2011 al 2015)

A più di un anno di distanza dall’ultima puntata (questa rubrica è iniziata nel 2022, santo cielo!), torna il viaggio nel tempo più amato da grandi e piccini dopo quelli di Doctor Who. Stavolta scoprirete quali anime del quinquennio 2011-2015 mi hanno colpito di più, tenendo conto della prima trasmissione sulle emittenti nipponiche (anche se tutto sommato ci stiamo avvicinando parecchio al periodo dei simulcast, quindi il divario dovrebbe ridursi sempre di più). Come sempre potrò scegliere un singolo “anime dell’anno” ma non mancheranno varie menzioni speciali. Di seguito vi lascio tutti i link per andare a recuperare le altre parti:

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

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Stranger Things 5 – Quando l’unica cosa davvero Sottosopra è la scrittura

Da quel che vedo sui vari social, la quinta (e ultima) stagione di Stranger Things ha generato delle reazioni diametralmente opposte. Alcuni fan l’hanno elogiata per la spettacolarità di certe scene e l’impatto emotivo dei minuti finali, mentre altri hanno criticato con una certa ferocia i tanti problemi di scrittura che l’hanno accompagnata dall’inizio alla fine. Pur comprendendo in parte la posizione degli spettatori più interessati a godersi il giro sulle montagne russe che a cercare il pelo nell’uovo, devo ammettere di appartenere alla schiera di chi non è rimasto soddisfatto da come è stata narrata l’ultima porzione di questa epopea televisiva. Anche perché in questo caso dentro l’uovo non c’è un singolo pelo, ma un’intera parrucca.

(Da qui in poi ci saranno spoiler sull’intera quinta stagione di Stranger Things.)

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“Descend-ent” di Gabriele Glinni – Recensione

Dopo aver letto e apprezzato Ascend-ent nel 2022, mi sono approcciato a Descend-ent, il secondo libro di Gabriele Glinni, con delle aspettative piuttosto alte e sono lieto di poter dire che sono state soddisfatte al 100%.

Il romanzo propone un percorso affascinante nella psiche di Will Grayson, un uomo che, pur avendo una vita apparentemente perfetta, prova un perenne senso di insoddisfazione, come se gli mancasse ancora un pezzo per essere completo e non sapesse dove cercarlo. Tutto cambia quando si ritrova a vivere un’esperienza sovrannaturale e ha l’opportunità non solo di scavare dentro se stesso, ma anche di intraprendere un percorso di degenerazione morale che poco per volta lo porta a mettere in dubbio il percorso compiuto fino a quel momento e il suo ruolo all’interno della società.

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Il film di Chainsaw Man merita di essere visto?

Risposta breve: “Sì, corri al cinema!”

La risposta lunga la trovate nelle prossime righe, che spero potranno convincervi a dare una possibilità alla pellicola tratta dal manga di Tatsuki Fujimoto!

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“Il silenzio che resta” – il nuovo libro di Antonella Aversente è un grido che attraversa il buio

Con “Il silenzio che resta”, Antonella Aversente firma un racconto che non lascia scampo. Un thriller psicologico potente, duro, necessario, che scava nell’animo umano e nella paura di una donna perseguitata da uno sguardo che non la abbandona mai.

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