Pillole di Folklore # 13 – Beira

Nel folklore scozzese, Beira, nota anche come Cailleach, era la dea dell’inverno. È presente anche nella mitologia irlandese e in alcune credenze delle popolazioni delle isole inglesi.

In realtà, definirla solo una dea dell’inverno è alquanto riduttivo. Secondo lo studioso del folklore Donald Alexander Mackenzie, Beira era la madre di tutti gli dei e le dee della mitologia scozzese. Durante l’inverno, la dea regnava incontrastata e controllava con la paura tutti i suoi sudditi. Ma durante la primavera iniziavano le prime ribellioni, rinforzate dalla speranza che presto sarebbero arrivati Angus e Bride, il re e la regina dell’estate e dell’abbondanza.

Beira viene descritta come una strega dalla pelle blu e con un occhio solo (caratteristica tipica di altre divinità assetate di conoscenza come, per esempio, Odino).

In una delle versioni della leggenda, la divinità è alla ricerca dell’amore di un eroe. Se il prode la amerà nonostante il suo aspetto da strega, lei prenderà le sembianze di una splendida fanciulla. Questa trasformazione sembrerebbe rispecchiare i semi che dormono durante l’inverno e diventano dei fiori stupendi in primavera.

Per approfondire:

http://www.ancient-origins.net/myths-legends/beira-queen-winter-006053

http://www.sacred-texts.com/neu/celt/tsm/tsm04.htm

Pillole di Folklore # 12 – Camulus

Camulus è un dio della guerra della mitologia celtica. Veniva venerato dai Remi, una tribù che viveva nell’area corrispondente all’attuale Belgio. Il suo culto era diffuso anche in Inghilterra e la città di Colchester (nota un tempo come Camulodunum) deve il suo nome proprio a questa divinità. Per i Romani, Camulus non era altro che il dio della guerra Marte con un nome diverso.

Non si sa molto del suo aspetto, ma pare che avesse delle grosse corna da montone sul capo (come si evince dalla sua rappresentazione su alcune monete rinvenute a Camulodunum).

Il suo simbolo era il cinghiale selvatico e brandiva una spada ritenuta invincibile.

Come si può notare, ben poche informazioni riguardanti questa divinità sono giunte fino a noi. È molto probabile che i Remi si siano portati nella tomba tutti i più grandi segreti di Camulus.

Pillole di Folklore # 11 – Il Kelpie

Nel folklore celtico, il Kelpie è uno spirito maligno in grado di assumere le sembianze di un cavallo bianco. È riconoscibile dalla coda e dalla criniera perennemente bagnate. Infesta i fiumi e i laghi della Scozia e dell’Irlanda e appare solitamente durante le giornate nebbiose. Col suo comportamento mite invita i passanti a salirgli in groppa per fare una piacevole cavalcata. Se qualcuno è così sventurato da cedere alla tentazione, il Kelpie lo disarcionerà e proverà ad affogarlo (in alcune versioni della leggenda, il Kelpie prova addirittura a mangiare la vittima). I suoi bersagli preferiti sono i bambini.

L’unico modo per rendere mansueto un Kelpie è afferrare le sue briglie. In questo modo sarà possibile dargli degli ordini.

I Kelpie possono anche assumere delle sembianze diverse da quelle di un cavallo. A volte si fingono delle bellissime fanciulle per attirare gli uomini nello specchio d’acqua che infestano e ucciderli senza pietà.

Inoltre, possono usare i loro poteri magici per provocare un’inondazione e portate le loro vittime in punti molto pericolosi del lago o del fiume in cui si trovano.

Pillole di Folklore # 10 – Akaname, il lecca sporcizia

Ci sono alcuni Yokai noti per la loro lingua lunga. Tra questi, l’Akaname si distingue per la sua passione per i bagni poco puliti, dove può trovare il sudiciume di cui va ghiotto. Di solito viene rappresentato con la pelle rossa e unta. È alto più o meno come un bambino, ma sembra ancora più piccolo a causa della sua postura ingobbita.

Ha un carattere piuttosto timido ed entra nelle case solo quando i proprietari sono assenti o addormentati. Non è pericoloso per gli esseri umani. Come gli scarafaggi e i topi, detesta le case troppo pulite e appare solo dove le condizioni igieniche sono poco curate.

Si dice che sia la personificazione della paura di usare un bagno non illuminato durante la notte.

Inoltre, qualcuno sostiene che la leggenda degli Akaname sia nata per invogliare i giapponesi a tenere i bagni puliti.

Per approfondire:

http://yokai.wikia.com/wiki/Akaname

http://cryptidz.wikia.com/wiki/Akaname

Pillole di Folklore # 9 – Ammit, la grande divoratrice

Nella mitologia Egizia, Ammit era una divinità del regno dei morti. Aveva un aspetto mostruoso e il suo corpo era composto da parti di vari animali: testa di coccodrillo, zampe anteriori e tronco da leonessa e zampe posteriori da ippopotamo.

Il suo soprannome, “la grande divoratrice”, era legato al ruolo che svolgeva nel tribunale dell’oltretomba. Divorava infatti i cuori dei defunti che venivano giudicati colpevoli e non idonei ad accedere al regno di Osiride, condannandoli così all’oblio.

Benché non venisse venerata nei templi, si riteneva che la sua immagine fosse in grado di allontanare le forze del male. Nel libro dei morti viene spesso raffigurata nelle scene riguardanti la psicostasia.

Per approfondire:

http://www.egittoantico.net/2015/12/il-culto-di-ammit.html

http://ancientegyptonline.co.uk/ammit.html

Pillole di Folklore # 8 – Orfeo

Ci sono molte storie tragiche nella mitologia greca e quella di Orfeo non fa eccezione. Il figlio del re di Tracia Eagro (o, più probabilmente, del Dio Apollo) e della Musa Calliope era un talentuoso poeta e musicista. Persino gli alberi e le pietre non restavano indifferenti al suono della sua lira.

Quando la sua amata Euridice morì, Orfeo si armò di coraggio e affrontò la terribile discesa negli inferi. Una volta giunto al cospetto di Ade e Persefone, iniziò a cantare con voce piena di dolore e disperazione. Quel canto così straziante impietosì i due signori degli inferi e li convinse a concedere ad Euridice di tornare nel mondo dei vivi. Posero solo una condizione a Orfeo: durante il viaggio verso la superficie gli era proibito voltarsi a guardare la fanciulla.

Orfeo prese per mano l’amata e iniziò il lungo cammino verso la civiltà. Durante il viaggio, alcuni pensieri sinistri iniziarono a tormentarlo. La donna dietro di lui era davvero Euridice? Non poteva forse essere un’ombra con le sue sembianze? I signori degli inferi lo avevano forse ingannato? Quei dubbi gli fecero dimenticare la promessa che aveva fatto ad Ade e a Persefone. Cercò con lo sguardo Euridice e non appena vide il suo volto lei perse la vita una seconda volta.

Per approfondire:

http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/orfeo_euridice/

http://www.scudit.net/mdbuzzatimito.htm

Pillole di Folklore # 7 – Ningal

Nella mitologia Sumera, Ningal era la dea della Luna, dei canneti e delle paludi. Era la figlia di Enki e di Ningikuga. Nanna, il dio della luna, era il suo consorte. Diede alla luce il dio del sole Utu e la dea dell’amore Inanna. Veniva venerata nella città di Ur, all’intero del tempio E-Karzida.

Il suo più grande talento era la capacità di comprendere il linguaggio dell’ignoto presente nelle immagini, nelle antiche leggende, nella poesia e, soprattutto, nei sogni. Riusciva a interpretare con successo l’oscuro simbolismo presente nelle esperienze oniriche dei dormienti. È dunque anche la dea dell’interpretazione dei sogni, della divinazione e dell’intuizione.

Pillole di Folklore # 6 – Il Kamaitachi

Tra gli yōkai più pericolosi c’è di sicuro il Kamaitachi. Ha l’aspetto di una donnola munita di artigli affilati come rasoi. Si manifesta con un turbine di vento e causa gravi ferite alle gambe dei viandanti che hanno la sfortuna di imbattersi in lui. Secondo la credenza popolare, le ferite causate dal Kamaitachi sanguinano copiosamente senza però provocare il minimo dolore. Esiste però anche la credenza opposta: dalla ferita non esce una goccia di sangue, ma il dolore è insopportabile.

Qualcuno sostiene che i Kamaitachi non siano altro che correnti anomale che soffiano tra le alture, il che spiegherebbe perché i loro attacchi sono così diffusi nelle regioni montuose di Gifu e Niigata.

La versione più famosa della leggenda, sostiene che tra le montagne delle regioni di Mino e Hida fosse presente un terzetto di donnole famoso per le sue aggressioni ai viandanti. Ogni membro del trio aveva un compito ben preciso: una donnola aggrediva il passante, un’altra gli tagliava la pelle delle gambe e infine una terza cospargeva le ferite con un farmaco in grado di annullare il dolore.

Pillole di Folklore # 5 – Ratatoskr

Nella mitologia norrena, Ratatoskr è uno scoiattolo che vive sui rami di Yggdrasil, l’albero comsico. Svolge il ruolo di messaggero e ama diffondere pettegolezzi e mezze verità. Fa da intermediario tra l’aquila gigante che vive sulla cima del frassino sacro e Níðhöggr, il Wyrm che si annida tra le radici dell’albero. Ratatoskr alimenta incessantemente la rivalità tra le due creature, non lasciandosi sfuggire nessuna occasione per sussurrare alle loro orecchie insulti e minacce.

Non sono chiare le vere motivazioni dello scoiattolo, ma secondo alcuni studiosi il suo intento è manipolare l’aquila gigante e Níðhöggr per dare vita a uno scontro di proporzioni tali da causare la distruzione di Yggdrasil.

Pillole di Folklore # 4 – Il mistero dell’erba Moly

Nell’Odissea, il dio Ermes dona a Odisseo l’erba moly per proteggerlo dai poteri magici di Circe.

«Ecco, và nelle case di Circe con questo benefico farmaco, che il giorno mortale può allontanare dal tuo capo.

Ti svelerò tutte le astuzie funeste di Circe.

Farà per te una bevanda, getterà nel cibo veleni, ma neppure così ti potrà stregare: lo impedirà il benefico farmaco che ti darò, e ti svelerò ogni cosa.»

L’erba moly viene descritta da Omero come una pianta dalla radice nera e grossa come una cipolla e dai fiori bianchi come il latte. Rappresenta la forza della ragione, tramite la quale l’uomo riesce a porre un freno ai suoi istinti animaleschi.

Ma al di la del significato allegorico, che cos’è davvero l’erba moly? Un semplice parto della mente di Omero o qualcosa di ben più concreto?

Molti botanici hanno provato a dare una risposta a questa domanda.

Secondo Teofrasto, il moly cresce davvero sul monte Cillene e lungo il fiume Peneo, nei luoghi dedicati al culto di Ermes. Il filosofo sostiene che la radice della pianta ha la forma di una cipolla, mentre le sue foglie sono simili a quelle della scilla marittima. Linneo ha invece identificato l’erba moly in due tipi di porri, l’allium moly e l’allium magicum.

Secondo Dioscoride e altri studiosi, la pianta descritta da Omero non è altro che la ruta montana. In effetti la ruta, proprio come l’erba moly, viene da sempre considerata nel foklore come una panacea contro tutti i mali.

Con ogni probabilità, l’erba moly non esiste davvero, ma è affascinante vedere come molte menti illustri del passato abbiano cercato di fare luce sul mistero che la circonda.

Per approfondire: http://www.larchetipo.com/2017/06/botanima/lerba-moly-la-magina-cipolla/