È ormai da qualche mese che faccio parte di Scrittori del Fantastico, un gruppo Telegram in cui gli scrittori fantasy italiani possono condividere esperienze, scambiarsi consigli, parlare un po’ dei propri lavori e divertirsi assieme. Il progetto è nato dalla mente di Antonio Agostinacchio, scrittore, consulente di scrittura e web designer. Lui e gli altri admin stanno facendo di tutto per tenere viva la community, con iniziative interessanti e confronti costruttivi.
Ma ridurre Antonio solo a Scrittori del Fantastico sarebbe riduttivo. Lui gestisce anche il profilo Instagram astrincompleti, ricco di contenuti interessanti per tutti gli amanti della scrittura, ha un podcast (“Tempo di storie”) e da poco ha lanciato l’accademia di scrittura creativa “Architetti di Storie”. Ha anche scritto il romanzo fantasy “La preghiera degli innocenti” (primo volume del “Ciclo della Disputa Eterna”), offre consulenze di scrittura ed è un mago del web design. Un pacchetto completo, direi!
Per “svelare i segreti” di questa mente così prolifica, ho organizzato l’intervista che trovate qui sotto. Buona lettura!
Categoria: Scrittura
La sospensione dell’incredulità, cos’è e perché è importante conoscerla
La sospensione dell’incredulità è un tacito patto esistente tra l’autore di un’opera e i suoi fruitori. Chi si approccia a un libro, soprattutto se appartenente a generi come il fantasy o la fantascienza, accetta di credere a quello che lo scrittore gli mostrerà, a patto che sia coerente con quanto narrato fino a quel momento.
Continua a leggere “La sospensione dell’incredulità, cos’è e perché è importante conoscerla”Il “più potente”: perché ci attira?
In narrativa, e più comunemente negli shōnen, è facile imbattersi in un personaggio estremamente talentuoso o capace rispetto agli altri, descritto come quello “più potente”, quello che “ha superato i limiti umani”.
Tale personaggio viene spesso presentato in pompa magna, con visual mozzafiato e un’aura di potere a volte letteralmente visibile a occhio nudo.
Un personaggio ritenuto infallibile, ineffabile, impossibile da sconfiggere. In un certo senso il contrario della figura dell’underdog.
Alcuni esempi: Madara Uchiha di Naruto, Aizen di Bleach, il Kishin in Soul Eater, Beerus in Dragon Ball, L e Light in Death Note, e così via.
Continua a leggere “Il “più potente”: perché ci attira?”La sensazione di essere invisibili e la sindrome dell’impostore – I tormenti dello scrittore parte 2
“E se nessuno calcolasse il mio libro?”
Forse non è una domanda che si fanno tutti gli scrittori, ma io me la sono posta più volte nei giorni precedenti alla pubblicazione del mio primo libro. Con il senno di poi, devo ammettere che non si trattava di un timore del tutto infondato: ogni giorno escono tantissimi saggi e romanzi e farsi notare in mezzo a un marasma del genere è difficile, soprattutto se non si può già contare su un certo seguito. Ho provato più volte la sensazione di essere quasi “invisibile”, anche quando ero consapevole di essere riuscito a vendere alcune copie del libro. Nella mia mente non era mai abbastanza e mi sembrava di essere andato incontro a un flop su tutti i fronti. Con il passare del tempo sono riuscito a scendere a patti con queste sensazioni negative, accettando il fatto di non essere destinato a raggiungere chissà quanti lettori e dando maggiore importanza ai pareri positivi di chi aveva portato a termine la lettura. Non tutti i libri sono destinati a diventare dei best seller, ma ciò non significa che siano per forza scritti male o abbiano qualche problema di fondo.
Sinossi, come si scrive? Alcuni consigli utili
La sinossi rappresenta uno dei principali incubi della maggior parte degli scrittori. Si tratta di un riassunto della propria opera, in grado di far capire in poche righe a figure come l’editore o l’agente letterario, lo svolgimento della trama e i temi affrontati. Non dev’essere confusa con la quarta di copertina, il cui obiettivo è ingolosire un potenziale lettore senza svelare i colpi di scena più grossi.
Continua a leggere “Sinossi, come si scrive? Alcuni consigli utili”I QUATTRO CAVALIERI DI GWYN
Ogni Lord si circondò di fidati cavalieri e consiglieri durante la Prima Guerra. La strega di Izalith fu aiutata dalle sue figlie, Nito dal suo esercito di non morti, mentre Gwyn fece affidamento su 4 cavalieri a cui affidò degli anelli.
I cavalieri di Gwyn erano Ornstein, Artorias, Ciaran e Gough.

Ornstein l’Ammazzadraghi, così denominato per il successo nello sterminio della razza draconica, a cui Gwyn diede l’anello del leone, utilizzava principalmente i fulmini (come abbiamo già detto in precedenza, elemento in grado di scalfire le dure scaglie dei draghi).
La sua armatura dorata allude all’animale vessillo, notabile dall’elmo leonino, e l’arma una lunga lancia intrisa del potere dei fulmini.
Nella città di Anor Londo, capitale del regno di Gwyn, è presente una stanza piena di teste di draghi appese alle pareti, probabilmente trofei di caccia del cavaliere del leone.
Si dice fosse stato fedele al primogenito del Lord dei tizzoni, esiliato dal Paese perché adoratore dei draghi.
La scrittura di Squid Game. Perché i “death games” funzionano così tanto?
Se c’è una serie tv che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione del mondo intero, quella è di sicuro Squid Game. La produzione sudcoreana ha ammaliato tutti con il suo stile crudo e la scelta di trasformare dei giochi per bambini in delle prove mortali. Intendiamoci, rendere 1,2,3 Stella l’esperienza più angosciante di sempre non è una novità (ci aveva già pensato As the Gods Will), ma è tutto il contorno a fare la differenza. Senza la parte iniziale, dove vengono denunciate le iniquità della società sudcoreana ed evidenziati i grandi problemi economici dei protagonisti, l’impatto dei giochi mortali sarebbe molto più ridotto. Lo spettatore vuole vedere il protagonista e i suoi amici trionfare perché sa cos’hanno passato.
Continua a leggere “La scrittura di Squid Game. Perché i “death games” funzionano così tanto?”Terminare un romanzo: sensazioni ed errori frequenti
Dopo un anno (o più tempo) trascorso a lavorare su un romanzo, finalmente scorgiamo la proverbiale luce alla fine del tunnel.
Una o due settimane dopo, ci troviamo a scrivere la scena finale. Qualche sforzo finale, ancora prima di rendercene conto siamo al punto di conclusione che chiude l’intero romanzo, e contemporaneamente l’intero impegno che abbiamo profuso nel lavoro.
In questo articolo volevo parlare liberamente delle sensazioni che ho provato quando mi è capitato di finire un lavoro scritto e le mie riflessioni seguenti.
Ricordo quando, moltissimi anni fa, conclusi la mia prima storia: un’opera lunga e articolata che non credevo avrei mai terminato.
Inizialmente provai gioia per essere riuscito nell’impresa, accompagnato da un senso di libertà per essermi, in un certo senso, “liberato” di un impegno fisso e costante che volevo assolutamente chiudere.
Tempo un giorno o due, però, è seguito un senso di nostalgia, di tristezza per non avere più sottomano quell’hobby che era in grado di distrarmi, di intrattenermi e che mi faceva sognare.
“Le cronache delle trenta lune: la maledizione” – Un progetto da supportare
Una delle ragioni per cui ho creato “Pillole di Folklore e Scrittura” è cercare di dare una mano, nei limiti del possibile, agli scrittori emergenti che reputo meritevoli. Nel corso degli ultimi due anni ho fatto del mio meglio per dare visibilità a progetti interessanti, tramite segnalazioni, recensioni o interviste. Oggi voglio fare qualcosa di diverso. Desidero parlarvi di un sogno e di una ragazza che sta facendo di tutto per realizzarlo. Se seguite il blog da un po’ di tempo dovreste conoscerla già: si tratta di Tina, protagonista di una mia intervista sul ruolo dell’editor.
Continua a leggere ““Le cronache delle trenta lune: la maledizione” – Un progetto da supportare”Redemption arc, che cos’è? E come si gestisce?
Non tutti gli antagonisti sono destinati a restare cattivi fino al termine di un libro o di una saga. In alcuni casi l’autore decide di far compiere a questi personaggi un percorso di redenzione (noto in inglese come redemption arc). Che cosa lo differenzia dalla semplice crescita del personaggio? Quest’ultima può riguardare tutti, dai protagonisti ai personaggi secondari, e prevede il miglioramento individuale di chi ha già una moralità poco distorta. Si parla di redemption arc, invece, quando il personaggio che deve riscattarsi ha compiuto delle azioni malvage e/o distruttive, di cui ha iniziato a pentirsi nel corso della storia.
Continua a leggere “Redemption arc, che cos’è? E come si gestisce?”