Editoria e crowdfunding: il caso di Bookabook

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
È la legge di Lavoisier, uno dei pilastri fondamentali su cui si regge quell’affascinante branca della scienza nota come chimica. Fermi, non scappate! Prometto che non sono qui per parlarvi di reazioni di ossidoriduzione, legami covalenti o elettrolisi! Ho preso in prestito la nota frase di Lavoisier solo perché in quest’articolo mi concentrerò sul concetto di trasformazione/evoluzione. In particolare vi parlerò di alcuni dei cambiamenti avvenuti nel mercato editoriale nel corso degli ultimi anni.

L’evoluzione della tecnologia ha portato con sé varie alternative al tradizionale iter di pubblicazione dei manoscritti. Le case editrici, pur continuando ad avere un ruolo primo piano, non sono più l’unica alternativa possibile per chi desidera mettere in vendita il proprio libro. Il self publishing ha permesso a molti autori di pubblicare i propri testi in autonomia, in alcuni casi anche con degli ottimi risultati (Federico Maestri, l’autore di “Narrare il sogno degli intercessori”, ha scelto proprio questa strada, come ha spiegato nell’intervista che ci ha concesso pochi giorni fa). Pur presentando degli innegabili vantaggi, l’autopubblicazione ha comunque alcuni difetti, che non la rendono adatta alle esigenze di tutti. L’assenza di una fase di editing, per esempio, ha portato alla proliferazione di opere che avrebbero beneficiato dell’intervento di un editor in più punti e creato un certo pregiudizio nei confronti delle opere pubblicate senza affidarsi a una casa editrice. Inoltre, la necessità di doversi dedicare in prima persona alla sponsorizzazione del libro potrebbe rappresentare un ostacolo per alcune persone.

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Il breakdown e le sconfitte dei villain in scrittura

In narrativa, a un villain è frequentemente associata una battaglia finale e la consecutiva sconfitta.
Tuttavia, un aspetto molto sottovalutato di questo momento climax è proprio come la sconfitta del villain viene gestita.
Solitamente si spera di arrivare all’epico showdown finale, e che tutto si scriva da sé. Ma non sempre è così.

Un breakdown, di norma, è quel momento in cui un villain apparentemente invincibile perde tutta la sua compostezza e viene ridotto a un ammasso patetico strisciante dallo sforzo del protagonista.
Dovrebbe essere quindi un momento che cattura e coinvolge il pubblico.
È difficile dire cosa renda ben funzionali queste scene, ma mi atterrò al classico proverbio: “più grossi sono, più rumore fanno quando cadono”.
Nell’articolo della copertina vediamo Cell di Dragon Ball, l’essere perfetto composto dal DNA dei guerrieri più potenti, che viene ridicolizzato da Gohan, un bambino ritenuto non degno di considerazione quasi dallo stesso gruppo di guerrieri di cui fa parte.

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Character regression: è sempre un errore?

Agli occhi dei fan, veder regredire un personaggio è qualcosa che, spesso, non funziona, e diviene dunque oggetto di critiche.
Vedere un personaggio svilupparsi, crescere, maturare mentalmente e superare tantissime, ardue prove, per poi commettere gli stessi, identici errori è spesso oggetto di critica, se non addirittura alienazione da parte del fanbase.

Ma è sempre un errore far regredire un personaggio? Parlerò di me stesso.
Un anno fa ero abbastanza diverso caratterialmente. Ero più palestrato, più sicuro di me stesso, più disilluso. Magrissimo, forse troppo. Tant’è che Emanuela, la mia ragazza, diceva che avevo tutta un’altra aura nelle foto che mettevo.
Un anno dopo, mi ritrovo a postare foto buffe con Emanuela e con due-tre chili in più, senza preoccuparmene troppo, ma senza nemmeno ritornare ai problemi che avevo una volta.
Questo è avvenuto semplicemente perché, nel 2020, ho affrontato il periodo più duro e triste nella mia vita e, nel 2021, l’ho superato (di più in questo articolo).
Si potrebbe dire che una parte di me è “regredita”, ma in realtà è diverso, si è rilassata.

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Scrivere un saggio su Final Fantasy X ft. Federico Maestri

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di “Narrare il sogno degli intercessori“, un ottimo saggio incentrato sugli elementi narrativi di Final Fantasy X. Oggi andremo a fare quattro chiacchiere con Federico Maestri, autore dell’opera e grande estimatore del genere fantasy a 360 gradi.

Ciao Federico e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista! Per rompere il ghiaccio ti faccio una domanda piuttosto classica: come ti è venuta l’idea di scrivere un saggio sugli aspetti narrativi di Final Fantasy X? È un progetto che volevi realizzare da molto tempo?

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Affrontare mentalmente l’editing di un romanzo

Quando conclusi il mio romanzo Ascend-ent, mi trovai di fronte a una scelta: pubblicarlo così com’era, magari dopo una veloce (e noiosa) risistemata superficiale, oppure affidarmi a un editor professionista e pubblicare la versione migliore possibile del mio romanzo.

Il mio scopo era (ed è anche adesso) quello di pubblicare un ottimo romanzo, che non necessiti di sequel e che riesca a intrattenere il lettore. Scelsi così di rivolgermi a un professionista. Fato ha voluto che fosse Sara Coradduzza, editor professionista dell’agenzia Progetto Scrittura (intervista all’agenzia qui, profilo LinkedIn di Sara qui per chi fosse interessato a contattarla).

Non ero nuovo a dover “rivoluzionare” il mio lavoro, avendo lavorato a storie che hanno necessitato una revisione radicale, ma era la prima volta che dovevo affrontare una revisione assistito da una professionista che avrebbe trovato ogni pelo in qualsiasi uovo.

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Storie plot-driven e character-driven: quali sono le differenze?

Si tende spesso a suddividere le storie in due macrotipologie: “character-driven” e “plot-driven”. Come suggeriscono i nomi, in un caso si tende a porre in primo piano i personaggi e i loro conflitti interiori, mentre nell’altro sono gli eventi che si susseguono a fare la parte del leone. Entrambi gli approcci possono portare a dei risultati più che dignitosi, a patto che lo scrittore riesca a evitare alcune trappole piuttosto insidiose e a trovare il giusto equilibrio tra gli elementi che compongono il racconto.

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L’importanza del personal branding per un autore esordiente

Per un giovane autore, ma anche in generale per un freelancer o una start up, il personal branding è essenziale. Cosa si intende, esattamente, quindi, per personal branding? Dal mio punto di vista, è la capacità di attirare, che sia tramite le parole, che sia tramite il marketing, che sia tramite belle immagini clientela e pubblico.

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Gli underdog: personaggi per cui possiamo tifare

L’underdog in narrativa è un archetipo di personaggio, quell’archetipo per cui ti viene voglia di tifare, che vorresti aiutare, che vorresti vedere trionfare.
Nella sua goffaggine e sfortuna, raramente trionfa. Ma sappiamo tutti che lui è felice così.

Per definire più correttamente l’archetipo, si potrebbe quasi dire che l’underdog è quasi l’opposto, ovviamente scritto in modo credibile ed equilibrato, di una Mary Sue: di origini povere, bistrattato e allontanato dai compagni, meno dotato e quindi sempre in secondo piano a scuola o sul lavoro, bruttino, mai guardato da nessuna ragazza, ecc ecc.
Ribadisco che queste caratteristiche non devono essere gonfiate di proposito, pena il cercare di rendere “simpatetico apposta” il personaggio.

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I referrer: aumentare le visite e pubblicizzare il blog

Avete scritto un articolo fantastico e non vedete l’ora che qualcuno lo legga.
Lo postate/arriva il giorno in cui ne avete programmato il post, va in rete, e riceve un gran totale di tre visite. Ci rimanete (giustamente) malissimo.
Vi chiedete: perché è andata male? Cosa ho sbagliato? Perché nessuno mi si fila?

In questo articolo, cercheremo di capire, oltre ai suggerimenti di Alessandro sulle tecniche di SEO (qui e qui), come impattare nell’immediato le visite ai propri articoli.
Questi sono i referrer principali di Pillole di Folklore e Scrittura:

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