Se c’è una serie tv che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione del mondo intero, quella è di sicuro Squid Game. La produzione sudcoreana ha ammaliato tutti con il suo stile crudo e la scelta di trasformare dei giochi per bambini in delle prove mortali. Intendiamoci, rendere 1,2,3 Stella l’esperienza più angosciante di sempre non è una novità (ci aveva già pensato As the Gods Will), ma è tutto il contorno a fare la differenza. Senza la parte iniziale, dove vengono denunciate le iniquità della società sudcoreana ed evidenziati i grandi problemi economici dei protagonisti, l’impatto dei giochi mortali sarebbe molto più ridotto. Lo spettatore vuole vedere il protagonista e i suoi amici trionfare perché sa cos’hanno passato.
Continua a leggere “La scrittura di Squid Game. Perché i “death games” funzionano così tanto?”Tag: Scrittura
Terminare un romanzo: sensazioni ed errori frequenti
Dopo un anno (o più tempo) trascorso a lavorare su un romanzo, finalmente scorgiamo la proverbiale luce alla fine del tunnel.
Una o due settimane dopo, ci troviamo a scrivere la scena finale. Qualche sforzo finale, ancora prima di rendercene conto siamo al punto di conclusione che chiude l’intero romanzo, e contemporaneamente l’intero impegno che abbiamo profuso nel lavoro.
In questo articolo volevo parlare liberamente delle sensazioni che ho provato quando mi è capitato di finire un lavoro scritto e le mie riflessioni seguenti.
Ricordo quando, moltissimi anni fa, conclusi la mia prima storia: un’opera lunga e articolata che non credevo avrei mai terminato.
Inizialmente provai gioia per essere riuscito nell’impresa, accompagnato da un senso di libertà per essermi, in un certo senso, “liberato” di un impegno fisso e costante che volevo assolutamente chiudere.
Tempo un giorno o due, però, è seguito un senso di nostalgia, di tristezza per non avere più sottomano quell’hobby che era in grado di distrarmi, di intrattenermi e che mi faceva sognare.
The Danish Girl | David Ebershoff
Transengender equivale al diverso
Oramai si vive in una società, dove l’essere “transgender” è visto in modo negativo. Tali persone che decidono di cambiare il loro sesso, perché si sentono scomode in un corpo assegnato dalla nascita, sono etichettate come persone affette da malattie mentali al punto di essere picchiate per strada dalla persona cui non sta bene il diverso. A causa di questi episodi che accadono all’ordine del giorno in un paese come l’Italia, alcune associazioni cercano di tutelare le persone transessuali chiedendo di modificare la legge 164/1982 che disciplina la rettificazione di sesso.
Si conosce davvero il significato della parola transgender?
Continua a leggere “The Danish Girl | David Ebershoff“Redemption arc, che cos’è? E come si gestisce?
Non tutti gli antagonisti sono destinati a restare cattivi fino al termine di un libro o di una saga. In alcuni casi l’autore decide di far compiere a questi personaggi un percorso di redenzione (noto in inglese come redemption arc). Che cosa lo differenzia dalla semplice crescita del personaggio? Quest’ultima può riguardare tutti, dai protagonisti ai personaggi secondari, e prevede il miglioramento individuale di chi ha già una moralità poco distorta. Si parla di redemption arc, invece, quando il personaggio che deve riscattarsi ha compiuto delle azioni malvage e/o distruttive, di cui ha iniziato a pentirsi nel corso della storia.
Continua a leggere “Redemption arc, che cos’è? E come si gestisce?”I tormenti dello scrittore – Dalla sindrome della pagina bianca all’invidia
Per definizione, uno scrittore è una persona che non ha grossi problemi a passare parte del proprio tempo a mettere nero su bianco le proprie idee. Nei momenti migliori può persino arrivare a dedicare giornate intere alla scrittura, vivendo con entusiasmo quella che, a conti fatti, è una delle passioni più belle per una mente creativa. Bisogna però ammettere che non sempre tutto è rose e fiori. I momenti difficili non mancano, sia durante la stesura di un libro/racconto che prima e dopo. In questo articolo spiegherò quali sono i principali “tormenti” degli scrittori, che attendono dietro l’angolo chiunque si approcci a un programma di videoscrittura o a un foglio bianco.
Continua a leggere “I tormenti dello scrittore – Dalla sindrome della pagina bianca all’invidia”Gestire le scene affollate in narrativa
Una di quelle situazioni più tediose da gestire, in una storia, è quella in cui, ad esempio, ci ritroviamo in una scena con una decina abbondante di personaggi e l’impegno a doverli gestire uno ad uno.
Si presentano immediatamente due problemi nello scrivere tali scene:
- La difficoltà di dover far fare qualcosa a così tanti personaggi, quasi creando una “lista della spesa/to do list”,
- I personaggi non gestiti rischiano di apparire immobili e fermi nello spazio.
Come possiamo quindi fare per evitare tali problematiche, senza rinunciare, per motivi di trama, a una scena necessariamente affollata? Ecco alcuni suggerimenti a seguire.
Continua a leggere “Gestire le scene affollate in narrativa”Scrivere un libro di poesie ft. Lorenzo Rotella
La bellezza delle idee è la loro capacità di assumere forme diverse. C’è chi le trasforma in un film o in canzoni e chi preferisce metterle nero su bianco, usandole per dare vita a storie, mondi e personaggi unici. Spesso un autore tende a scrivere centinaia di pagine solo per sviscerare al meglio un singolo concetto o trasmettere un messaggio in particolare. Nel caso della poesia avviene un processo un po’ diverso. Spesso un’idea potentissima, che potrebbe diventare senza problemi la base di un romanzo fiume, viene condensata in poche righe, affidando a elementi come la metrica e il ritmo il compito di esaltarne al meglio la bellezza. Non sempre il significato di una poesia è ovvio e a volte il lettore ha bisogno di più letture per arrivare a comprenderlo appieno. Ma quando ciò avviene, la potenza delle parole lo investe con la forza di un fiume in piena, risvegliando nel suo cuore sentimenti di ogni tipo.
Continua a leggere “Scrivere un libro di poesie ft. Lorenzo Rotella”Come ingannare il tempo in attesa del giudizio di una casa editrice
È fatta: finalmente sei riuscito a trovare il coraggio di inviare a una casa editrice il tuo romanzo! Quasi non ti sembra vero. Dopo tutte quelle giornate passate a rileggere e modificare una scena dopo l’altra ti sembra di esserti tolto un enorme peso dallo stomaco. Ora non resta altro da fare che aspettare una risposta. Non potrà volerci molto, giusto?
… Giusto?!
Preso dal panico, ti fiondi sul sito della casa editrice e controlli i tempi di valutazione dei manoscritti. Il tuo cuore sprofonda. Le ultime parole che hai letto risuonano nella tua mente come un eco beffardo: “dai sei agli otto mesi, dai sei agli otto mesi, DAI SEI AGLI OTTO MESI”.
Panico.
Disperazione.
Senso di vuoto.
Se questi sintomi vi sono familiari, potreste soffrire anche voi della sindrome da “oh no, mi tocca aspettare un botto per sapere se il mio romanzo finirà sugli scaffali o nel cestino! E ora cosa faccio?” (nome protetto da copyright).
Non preoccupatevi, siamo qui per darvi una mano.
Continua a leggere “Come ingannare il tempo in attesa del giudizio di una casa editrice”Character regression: è sempre un errore?
Agli occhi dei fan, veder regredire un personaggio è qualcosa che, spesso, non funziona, e diviene dunque oggetto di critiche.
Vedere un personaggio svilupparsi, crescere, maturare mentalmente e superare tantissime, ardue prove, per poi commettere gli stessi, identici errori è spesso oggetto di critica, se non addirittura alienazione da parte del fanbase.
Ma è sempre un errore far regredire un personaggio? Parlerò di me stesso.
Un anno fa ero abbastanza diverso caratterialmente. Ero più palestrato, più sicuro di me stesso, più disilluso. Magrissimo, forse troppo. Tant’è che Emanuela, la mia ragazza, diceva che avevo tutta un’altra aura nelle foto che mettevo.
Un anno dopo, mi ritrovo a postare foto buffe con Emanuela e con due-tre chili in più, senza preoccuparmene troppo, ma senza nemmeno ritornare ai problemi che avevo una volta.
Questo è avvenuto semplicemente perché, nel 2020, ho affrontato il periodo più duro e triste nella mia vita e, nel 2021, l’ho superato (di più in questo articolo).
Si potrebbe dire che una parte di me è “regredita”, ma in realtà è diverso, si è rilassata.
Ma come meme lo dici?
A tutti piacciono i meme.
O per lo meno vedendone uno hanno riso. Oppure mentono.
A meno che non si viva sotto un sasso o si decida di meditare nel deserto per giorni senza alcun contatto col mondo esterno, quando si dice ‘meme’ si ha ben presente cosa sia. Ed è questo il loro grande potenziale: oltre alla risata c’è di più. Che li si trovino normie o dank al punto giusto, i meme fanno molto più che inclinare all’insù la bocca tanto che molti hanno iniziato a vedere in loro delle vere e proprie opere d’arte – con buona pace dei critici amanti della tradizione.
Devono tutto alla loro universalità e alla loro capacità di veicolare in modo coeso un messaggio ben preciso capace di andare ben oltre le barriere linguistiche. Come spiega la storica dell’arte Valentina Tanni, infatti, “il meme è un linguaggio artistico, un processo collettivo di appropriazione e manipolazione di altri mondi dove le persone modificano ogni volta il significato di un’immagine”. Non male per un meme.