La linguistica computazionale: definizione, storia e applicazioni

Le lingue, e la loro formazione, sono una materia complessa e affascinante poiché, per affrontarne lo studio e l’analisi, è necessario non solo usare la lingua stessa (funzione metalinguistica della lingua), ma fare uso e impiego dell’astrazione, dell’interpretazione e della ricerca del senso.

Per tale motivo, per essendo le lingue affrontabili e classificabili tramite uno studio empirico, richiedono comunque una capacità di saper vedere oltre e realizzare un senso, capacità insita in ogni essere vivente.
Osserviamo, per esempio, gli studi di Karl von Frisch, secondo cui le api, tramite pattern di movimento specifici, possono comunicare con le altre api dell’alveare, in modo da predisporre determinati tipi di azioni o movimenti.

Essendo quindi le lingue una materia articolata e soggetta ad interpretazione, la linguistica si prefissa come obiettivo di spiegarla e analizzarla nel modo più completo possibile. A tal motivo è nata la linguistica computazionale, che ha, come funzione, la raccolta e la catalogazione, tramite l’uso di computer, di corpora. Si definisce invece corpus l’insieme dei testi presi in considerazione per l’analisi.

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Il breakdown e le sconfitte dei villain in scrittura

In narrativa, a un villain è frequentemente associata una battaglia finale e la consecutiva sconfitta.
Tuttavia, un aspetto molto sottovalutato di questo momento climax è proprio come la sconfitta del villain viene gestita.
Solitamente si spera di arrivare all’epico showdown finale, e che tutto si scriva da sé. Ma non sempre è così.

Un breakdown, di norma, è quel momento in cui un villain apparentemente invincibile perde tutta la sua compostezza e viene ridotto a un ammasso patetico strisciante dallo sforzo del protagonista.
Dovrebbe essere quindi un momento che cattura e coinvolge il pubblico.
È difficile dire cosa renda ben funzionali queste scene, ma mi atterrò al classico proverbio: “più grossi sono, più rumore fanno quando cadono”.
Nell’articolo della copertina vediamo Cell di Dragon Ball, l’essere perfetto composto dal DNA dei guerrieri più potenti, che viene ridicolizzato da Gohan, un bambino ritenuto non degno di considerazione quasi dallo stesso gruppo di guerrieri di cui fa parte.

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Marketing, neuroscienza e psicologia: il neuromarketing ft. dr. ssa Danila Aurora Rizzo

Il mondo è bello perché è vario: conoscendo Danila, dottoressa in Economia e Management Internazionale, ho scoperto la sua passione per il neuromarketing, una branca della neuroeconomia di cui non avevo mai sentito parlare prima.

Incuriosito, non ho potuto fare a meno di chiederne di più (e sgraffignare la solita intervista). Dunque, grazie per aver accettato di partecipare a questo botta e risposta, Danila! Ti va di raccontarci subito in che modo è nato il tuo interesse per il neuromarketing, come si è collegato ai tuoi studi e come hai approfondito l’argomento?

Ti ringrazio per l’intervista e saluto chi la sta leggendo. È un piacere essere qui!

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Chiesa di Sant’Agata de’ Goti – Folklore romano #5

Nel quartiere di Monti, poco discosta dal quadrivio di via Panisperna, affacciata su via Mazzarino, troviamo l’antica chiesa di Sant’Agata de’ Goti.
La fronte è del ‘700, dovuta a Francesco Ferrari; poco oltre troviamo un cortiletto del 1633 pieno di vegetazione, che impedisce il filtrarsi della luce e dei rumori.

Il portale della chiesa si trova accanto a lapidi e tombe antiche, e da qui arriviamo al bellissimo interno, adornato di mosaici bizantini dal console romano, di origine gote, Flavio Ricimero, da cui la chiesa venne fondata, nel V secolo.

Allora perché il nome “Chiesa di Sant’Agata dei Goti”?

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Character regression: è sempre un errore?

Agli occhi dei fan, veder regredire un personaggio è qualcosa che, spesso, non funziona, e diviene dunque oggetto di critiche.
Vedere un personaggio svilupparsi, crescere, maturare mentalmente e superare tantissime, ardue prove, per poi commettere gli stessi, identici errori è spesso oggetto di critica, se non addirittura alienazione da parte del fanbase.

Ma è sempre un errore far regredire un personaggio? Parlerò di me stesso.
Un anno fa ero abbastanza diverso caratterialmente. Ero più palestrato, più sicuro di me stesso, più disilluso. Magrissimo, forse troppo. Tant’è che Emanuela, la mia ragazza, diceva che avevo tutta un’altra aura nelle foto che mettevo.
Un anno dopo, mi ritrovo a postare foto buffe con Emanuela e con due-tre chili in più, senza preoccuparmene troppo, ma senza nemmeno ritornare ai problemi che avevo una volta.
Questo è avvenuto semplicemente perché, nel 2020, ho affrontato il periodo più duro e triste nella mia vita e, nel 2021, l’ho superato (di più in questo articolo).
Si potrebbe dire che una parte di me è “regredita”, ma in realtà è diverso, si è rilassata.

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L’Übermensch nella società moderna

L’Übermensch, tradotto in italiano l’Oltreuomo, è un concetto introdotto dal filosofo Friedrich Nietzsche, che descrive un uomo contraddistinto dal cosiddetto concetto del “nichilismo attivo”.

Nietzsche divide infatti il nichilismo in “passivo” (la rassegnazione di fronte a una realtà priva di scopi) e “attivo” (il vivere la vita secondo una dottrina del “lo voglio”).
Lo stesso concetto venne poi riadattato da Hitler e dal regime nazista per descrivere la razza ariana, dominante e superiore per biologia di fronte a razze inferiori, letteralmente Untermenschen (“esseri umani inferiori”).

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Affrontare mentalmente l’editing di un romanzo

Quando conclusi il mio romanzo Ascend-ent, mi trovai di fronte a una scelta: pubblicarlo così com’era, magari dopo una veloce (e noiosa) risistemata superficiale, oppure affidarmi a un editor professionista e pubblicare la versione migliore possibile del mio romanzo.

Il mio scopo era (ed è anche adesso) quello di pubblicare un ottimo romanzo, che non necessiti di sequel e che riesca a intrattenere il lettore. Scelsi così di rivolgermi a un professionista. Fato ha voluto che fosse Sara Coradduzza, editor professionista dell’agenzia Progetto Scrittura (intervista all’agenzia qui, profilo LinkedIn di Sara qui per chi fosse interessato a contattarla).

Non ero nuovo a dover “rivoluzionare” il mio lavoro, avendo lavorato a storie che hanno necessitato una revisione radicale, ma era la prima volta che dovevo affrontare una revisione assistito da una professionista che avrebbe trovato ogni pelo in qualsiasi uovo.

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Kalima e il rispetto per la natura ft. Nestor Eguez

Interview in English here: Click

Benvenuti! In questo articolo d’intervista abbiamo un ospite speciale, lo scrittore uruguaiano Nestor Eguez, attualmente residente in California.

L’idea di Nestor è nata quando ha aiutato i suoi figli con uno spettacolo di burattini per la scuola, scrivendo un copione di 12 pagine. L’idea si è evoluta, diventando un libro educativo per bambini e ragazzi, che affronta il tema del rispetto per la natura e dei diritti animali.

Per cui, Nestor, ti ringrazio di cuore per aver deciso di partecipare a questa breve intervista. Vorrei chiederti, anzitutto, di raccontarci nel dettaglio di cosa parla la storia di Kalima (divisa in due volumi: Kalima: The Secret of the Jungle e Kalima: The Gift: Volume 2).

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I Fresno nightcrawler: un avvistamento incredibile

Nel 2007, un abitante di Fresno, in California, notò, nelle registrazioni delle videocamere di sorveglianza qualcosa di anomalo, qualcosa che non doveva esserci.
Due figure bianche, dalla forma slanciata, le movenze incerte eppure leggiadre allo stesso tempo.
Immediatamente, consegnò il video all’investigatore del paranormale Victor Camacho.

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Vivere l’equitazione ft. Cristina Cenciarelli

Benvenuti! Un’appassionata di equitazione, Cristina Cenciarelli, ha accettato di partecipare a una conversazione su questo antico ed elegante sport: cosa si prova a praticarlo, come lo si vive e il rapporto con il proprio cavallo.

Per cui, ti ringrazio anzitutto per la partecipazione, Cristina! Raccontaci com’è nata la tua passione per questo sport, e come si è evoluta.

Grazie a te per questa opportunità! Ho amato i cavalli fin da piccola, non c’è stato un vero fattore scatenante: mio nonno materno, che non ho mai conosciuto, lavorava nei carabinieri a cavallo e mia madre ha cavalcato per diverso tempo, quindi si può dire che in qualche modo lo avessi “nel sangue”. La prima volta che sono salita su un cavallo è stata proprio nel maneggio dove mia madre lavorava e prendeva lezioni, a Pisa. Avevo tre anni e mi fecero salire su un cavallo da volteggio altissimo (sarebbe altissimo per me anche adesso, quindi lo era sul serio): ne rimasi estasiata e da quel momento ogni occasione divenne buona per salire a cavallo.

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