Navigavia – Commento al primo episodio

Benvenuti a bordo, bucanieri! È arrivato il momento di salpare e iniziare un nuovo viaggio lungo la rotta chiamata Navigavia. Quanto durerà? Non ne ho la più pallida idea, ma sono ben intenzionato a godermelo e a commentare ogni tappa del viaggio, proprio come ho fatto fino a qualche mese fa con Luxastra. Prima di parlare dell’episodio introduttivo della serie mi sembra giusto fare un paio di premesse. Come ho già spiegato in passato, non ho una grande esperienza come giocatore o master, quindi in questi commenti mi limiterò a prendere in considerazione gli aspetti narrativi della campagna, senza mettermi a fare le pulci su regole non rispettate o tiri di dado sbagliati. Per un parere più tecnico potete guardare i video del buon 20 Facce.

La scelta di aprire l’episodio in medias res è stata senz’altro coraggiosa, ma secondo me ha funzionato bene. È stato un buon modo per dare agli spettatori un piccolo assaggio del mood della campagna. La confusione iniziale, durata quattro o cinque minuti al massimo, è stata un piccolo prezzo da pagare per questa “sbirciatina al futuro prossimo”. Anche la bellissima sigla ha contribuito ad accendere il mio entusiasmo, che era già piuttosto alto per via dell’ambientazione piratesca e della presenza di Pietro Ubaldi, uno dei miei doppiatori preferiti, tra i giocatori.

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La genesi di “Il serpente bianco – Intrighi e passioni di fine ‘800” ft. Giorgia Amantini

Nel corso del 2021, abbiamo avuto il piacere di dare spazio su questo blog a Giorgia Amantini, l’autrice di opere come “Vortice” e “Muro contro muro”. Gabriele l’ha intervistata a gennaio e io ho avuto il piacere di recensire uno dei suoi libri ad aprile. Da allora è passato un po’ di tempo e nel frattempo Giorgia ha scritto un nuovo libro. Si intitola “Il serpente bianco – Intrighi e passioni di fine ‘800” e ha subito attirato la mia attenzione. Per scoprire la genesi dell’opera ho proposto all’autrice una nuova intervista e lei ha accettato.

Ciao Giorgia e bentornata sulle nostre pagine! Parto subito con quella che sta diventando la mia domanda preferita per “rompere il ghiaccio”.

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La sensazione di essere invisibili e la sindrome dell’impostore – I tormenti dello scrittore parte 2

“E se nessuno calcolasse il mio libro?”
Forse non è una domanda che si fanno tutti gli scrittori, ma io me la sono posta più volte nei giorni precedenti alla pubblicazione del mio primo libro. Con il senno di poi, devo ammettere che non si trattava di un timore del tutto infondato: ogni giorno escono tantissimi saggi e romanzi e farsi notare in mezzo a un marasma del genere è difficile, soprattutto se non si può già contare su un certo seguito. Ho provato più volte la sensazione di essere quasi “invisibile”, anche quando ero consapevole di essere riuscito a vendere alcune copie del libro. Nella mia mente non era mai abbastanza e mi sembrava di essere andato incontro a un flop su tutti i fronti. Con il passare del tempo sono riuscito a scendere a patti con queste sensazioni negative, accettando il fatto di non essere destinato a raggiungere chissà quanti lettori e dando maggiore importanza ai pareri positivi di chi aveva portato a termine la lettura. Non tutti i libri sono destinati a diventare dei best seller, ma ciò non significa che siano per forza scritti male o abbiano qualche problema di fondo.

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Sinossi, come si scrive? Alcuni consigli utili

La sinossi rappresenta uno dei principali incubi della maggior parte degli scrittori. Si tratta di un riassunto della propria opera, in grado di far capire in poche righe a figure come l’editore o l’agente letterario, lo svolgimento della trama e i temi affrontati. Non dev’essere confusa con la quarta di copertina, il cui obiettivo è ingolosire un potenziale lettore senza svelare i colpi di scena più grossi.

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Loki, il dio degli inganni – Pillole di Folklore # 48

Nella mitologia, il Trickster è una figura che agisce al di sopra delle regole e che porta disordine e cambiamenti, spesso ricorrendo a mezzucci come imbrogli o menzogne. Loki è certamente uno dei Trickster più famosi e riveste un ruolo di primissimo piano all’interno della mitologia norrena. Figlio del gigante di ghiaccio Fàrbauti e della dea Laufey (che in alcune versioni del mito viene però considerata una gigantessa), il dio degli inganni è una figura ambigua e sarebbe profondamente errato considerarlo l’incarnazione del male (come fecero i cristiani quando diffusero per la prima volta i miti norreni).

È vero che talvolta Loki compie delle azioni malvagie, ma lo fa perché è necessario per mantenere l’equilibrio nell’ordine cosmico. È il suo ruolo e potrà cedere ai suoi istinti più distruttivi (ereditati dai giganti) solo quando giungerà il Ragnarok, il crepuscolo degli dei.
Nonostante sia spesso in conflitto con le altre divinità, Loki ha stretto con Odino un antico patto di fratellanza di sangue e spesso ha collaborato con lui e Thor per affrontare varie minacce e risolvere dei problemi.

È in grado di trasformarsi a piacimento e in vari poemi è possibile trovarlo sotto forma di falco, pulce, salmone, cavallo o foca. L’ambiguità di Loki si estende anche alla sua sessualità; accentra nella sua figura atteggiamenti maschili e femminili e in alcuni miti arriva addirittura a partorire (non scordiamo che è proprio lui a dare alla luce Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino).

Per approfondire:
http://www.latelanera.com/divinita-demoni-personaggi/dio-demone-personaggio.asp?id=210
http://parliamotedesco.altervista.org/blog/la-leggenda-di-loki/
https://norse-mythology.org/gods-and-creatures/the-aesir-gods-and-goddesses/loki/

La scrittura di Squid Game. Perché i “death games” funzionano così tanto?

Se c’è una serie tv che nelle ultime settimane ha attirato l’attenzione del mondo intero, quella è di sicuro Squid Game. La produzione sudcoreana ha ammaliato tutti con il suo stile crudo e la scelta di trasformare dei giochi per bambini in delle prove mortali. Intendiamoci, rendere 1,2,3 Stella l’esperienza più angosciante di sempre non è una novità (ci aveva già pensato As the Gods Will), ma è tutto il contorno a fare la differenza. Senza la parte iniziale, dove vengono denunciate le iniquità della società sudcoreana ed evidenziati i grandi problemi economici dei protagonisti, l’impatto dei giochi mortali sarebbe molto più ridotto. Lo spettatore vuole vedere il protagonista e i suoi amici trionfare perché sa cos’hanno passato.

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Apollo, il dio del Sole – Pillole di Folklore # 47

Nato dall’unione di Zeus e di Leto, Apollo era il dio greco del Sole, delle arti, della medicina, della profezia, della musica, della poesia e della scienza. Era il capo delle muse e aveva un talento incredibile per l’arte e per la musica (la lira è uno dei suoi simboli). Nel tempio di Delfi, a lui dedicato, le sacerdotesse scelte dal dio in persona svelavano agli umani parte del loro futuro.

La sua arma prediletta era l’arco e talvolta la utilizzava per infliggere orribili pestilenze ai popoli che lo osteggiavano.

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“L’onda opposta” di Paolo Beccegato e Patrizia Caiffa – Recensione

Il modo migliore per comprendere le sofferenze delle altre persone è provare a mettersi nei loro panni. È questo il concetto su cui si basa “L’onda opposta”, romanzo scritto da Paolo Beccegato e Patrizia Caiffa e pubblicato da Edizioni Haiku. I protagonisti della storia sono Valeria, giovane giornalista del Sud Italia, e Pino, ex camionista della provincia di Varese, entrambi vittime della crisi economica e alla disperata ricerca di una “via di fuga” da una situazione stagnante. Le loro speranze si riaccendono quando scoprono l’esistenza di una peculiare iniziativa: il tunisino Alì Ben Salem ha organizzato un viaggio in nave da Lampedusa a Zarzis per un gruppo ristretto di italiani, con l’intenzione di mostrare loro le nuove opportunità offerte dalla Tunisia. Inizia così un viaggio complicato e dai risvolti imprevedibili.

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I Kappa, gli yokai per antonomasia – Pillole di Folklore # 46

I Kappa sono senza ombra di dubbio gli yokai più famosi nel folklore giapponese. Hanno delle caratteristiche fisiche uniche, che li rendono riconoscibili a una prima occhiata: altezza simile a quella di un bambino, pelle verde e squamosa, carapace da tartaruga, mani e piedi palmati e un becco che ricorda quello di alcuni uccelli acquatici. Inoltre, sulla sommità del loro capo è presente una cavità solitamente piena d’acqua. Un modo astuto per sconfiggere un Kappa è indurlo a versare tutta l’acqua che ha in testa: in questo modo lo yokai diventa molto di più debole.
Il taglio di capelli dei Kappa ricorda la classica chierica dei monaci.

Tra i cibi preferiti dai Kappa ci sono i cetrioli e il sangue e le interiora degli esseri umani. Dopo aver ucciso le loro vittime, hanno l’abitudine di risucchiare i loro intestini direttamente dallo sfintere anale. È per questo motivo che talvolta i Kappa vengono anche chiamati shirokodama, ossia “vampiro dell’ano”.
Per quanto feroci, i Kappa sono stranamente educati. Amano sfidare i passanti a degli incontri di sumo e rispondono sempre con cortesia agli inchini dei loro avversari. Questo li mette però in svantaggio, visto che quando piegano la schiena rischiano di versare l’acqua contenuta nella depressione sulle loro teste.

Si ritiene che la leggenda del Kappa sia nata per tenere i bambini lontani dai fiumi. In passato, i figli indesiderati o nati con delle deformità venivano abbandonati nei corsi d’acqua. Per impedire ai bambini di imbattersi nei cadaveri dei neonati, i genitori raccontavano loro storie spaventose sui Kappa e sulla loro sete di sangue.

Col passare del tempo, la figura del Kappa ha perso tutte le sue caratteristiche macabre e violente. Nel Giappone moderno si svolgono molte feste dedicate a questi famosissimi mostri, caratterizzate da danze tipiche, offerte di cetrioli e incontri di sumo.
I Kappa sono inoltre diffusissimi nella cultura pop giapponese e addirittura esistono dei veri e propri gadget a loro dedicati.

Per approfondire:
http://yokai.com/kappa/
http://yokai.wikia.com/wiki/Kappa
https://www.nippop.it/it/l-ora-degli-yo-kai/blog/rubriche/l-ora-degli-yo-kai/l-ora-degli-yo-kai-kappa

L’immagine utilizzata è stata creata da Matthew Meyer per Yokai.com

Life is Strange: qual è il migliore? La mia classifica

Molte delle mie serie videoludiche preferite sono nate svariati anni fa (il primo The Legend of Zelda, per esempio, risale al 1986). Life is Strange rappresenta un’eccezione più unica che rara. Ho finito il primo capitolo nel 2017, quando era uscito da ormai un paio di anni, e l’ho amato a tal punto da giocare tutti gli altri sequel e prequel al day one o comunque a breve distanza dall’uscita. Pochi giorni fa ho portato a termine Life is Strange: True Colors, l’ultimo gioco della serie, e mi è venuta voglia di stilare una classifica dei quattro capitoli del brand usciti finora. Premetto che non considero nessun Life is Strange un brutto gioco e che le posizioni sono assegnate più sulla base di gusti personali che su effettivi problemi (tecnici o di gameplay) dei giochi.

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