Parasyte – The Maxim e Death Note sono due serie differenti. Eppure, per alcuni punti di vista si somigliano.
In particolare, il processo di deumanizzazione dei rispettivi protagonisti, Shinichi Izumi e Light Yagami.
In scrittura creativa, la deumanizzazione è una delle possibili strade che un personaggio può intraprendere. A seguito di orribili circostanze, o ancora per via di determinate scelte, un personaggio può perdere la propria compassione, la propria empatia verso il prossimo, divenendo freddo, distaccato, con un codice morale meno rigido rispetto a com’era prima.
Lo scopo di questo articolo è mettere infatti a confronto i protagonisti delle due serie, osservando come il processo di deumanizzazione sia avvenuto.
Autore: Gabriele Glinni
Rinascita dalle ceneri
Capita molto spesso di leggere online storie di rinascite, di gente di successo che, dall’oggi al domani, è divenuta un imprenditore di successo, un magnate con tre macchine e una casa a due piani, ecc ecc.
Capita altrettanto spesso che queste storie siano vaghe, superficiali, piene di incoraggiamenti di circostanza che alla fin fine lasciano poco o nulla.
Con questo articolo tento di dire la mia versione, sia perché ho molto da dire, sia perché inizio con la premessa che “rinascita” non implica il diventare, immediatamente, qualcosa di “completo”, tutt’altro.
L’utilità delle ripetizioni
In un articolo precedente, Alessandro ha affrontato la questione dei refusi.
Ma in taluni casi, quelli che possono sembrare refusi, possono essere invece potenti strumenti da usare strategicamente in scrittura creativa: uno di questi è la ripetizione.
Ripetere una parola crea sovente frasi non orecchiabili, dando potenzialmente la brutta impressione di essere recitate da un robot anziché un essere umano.
Per esempio: “ciao, ieri ho mangiato il gelato. Il gelato era molto buono”.
Verrebbe istintivo correggere: “ciao, ieri ho mangiato il gelato. Era molto buono”, e sarebbe corretto.
Tuttavia, questo, in narrativa, non sempre è corretto e si deve applicare a tutto.
Nelle profondità del worldbuilding – Società, economia, mercato ft. Alessia Lonardi
Ciao a tutti, e benvenuti in questo nuovo articolo d’intervista! Stavolta sarà dedicato a una “collega” blogger, Alessia Lonardi, proprietaria di un bellissimo blog, MicroKosmo, che personalmente adoro.
Alessia posta spesso articoli di worldbuilding, su dettagli che spesso nemmeno considero: moneta, struttura della società, futuri distopici, tutti argomenti davvero affascinanti e al di fuori del mio bagaglio di “competenze scrittorie”.
Dunque ho deciso di ospitarla in Pillole di Folklore e Scrittura!
Prima di tutto, benvenuta Alessia, è un piacere averti qui. Come già ho accennato, i tuoi articoli sono dedicati soprattutto al worldbuilding. Vuoi presentarti, raccontandoci di com’è nato il tuo interesse per la scrittura?
Brain on Fire (2016) – Review
Brain on Fire is a 2016 autobiographical drama movie directed and written by Irish director Gerard Barrett. The movie is based on Susannah Cahalan’s memoir Brain on Fire: My Month of Madness and stars Chloë Grace Moretz, Jenny Slate, Thomas Mann, Tyler Perry, Carrie-Anne Moss and Richard Armitage.
The movie begins with a brief flash forward that shows us Susannah in a catatonic, suffering state in a hospital bed.
The flash forward stops. Susannah is a reporter for The New York Post, engaged to Stephen. Her life seems to be going well: she is employed, has friends, and a boyfriend who loves her.
However, in the middle of her birthday party, she has a brief episode of spacing out. For a moment, a very brief moment, she loses track of reality. As brief as it is, Susannah doesn’t really pay attention to what happened.
Brain on Fire (2016) – Recensione
Brain on Fire è un film drammatico autobiografico del 2016 diretto e scritto dal regista irlandese Gerard Barrett. Il film è basato sul libro di memorie di Susannah Cahalan Brain on Fire: My Month of Madness e interpretato da Chloë Grace Moretz, Jenny Slate, Thomas Mann, Tyler Perry, Carrie-Anne Moss e Richard Armitage.
Il film comincia con un breve flash forward che ci mostra Susannah in uno stato catatonico, sofferente, in un letto d’ospedale.
Il flash forward si interrompe. Susannah è una giornalista per il The New York Post, fidanzata con Stephen. La sua vita sembra andare per il meglio: ha il lavoro, degli amici e un ragazzo che la ama.
Tuttavia, nel bel mezzo della sua festa di compleanno, ha un breve episodio di spacing out. Per un istante, un brevissimo istante, perde la cognizione della realtà. Per quanto breve, Susannah non si preoccupa.
Raccogliere storie e testimonianze, un diario di quarantena ft. Martina Vaggi
Bentrovati a tutti! La scrittrice Martina Vaggi, durante il periodo della quarantena, si è dedicata a un bellissimo lavoro. La sua opera, ll diario del silenzio: storie reali di quarantena contiene 50 racconti (basati su storie reali) che riguardano il primo lockdown.
Trovando il suo lavoro molto interessante, desideravo esplorarlo più in dettaglio. Dunque benvenuta Martina, e grazie per la tua partecipazione!
Ecco la mia prima curiosità. Cosa ti ha spinta ad approcciarti a questo genere di lavoro? Ossia, raccogliere le testimonianze di 50 persone, elaborandole in forma di racconto?
La casa dei mostri – Folklore romano #2
La cosiddetta casetta dei mostri di via Gregoriana, creata nel tardo ‘500, è un miscuglio di arte tardo-rinascimentale, manierismo e severa arte della controriforma, che ha dato vita ad altre creazioni surreali site a Tivoli, Frascati e altre località. Un preludio delle fantasie del barocco.
La leggenda vuole che i papà romani portassero i figli dinanzi tale casa per stupirli e ammonirli, dicendo loro che, se avessero disubbidito, il “babau” li avrebbe mangiati. Il babau è infatti un mostro che porta in testa il timpano come un cappello e spalanca una bocca enorme, la porta della casetta.
Il palazzo è inoltre stato caro a D’Annunzio, essendo infatti menzionato nel romanzo Il piacere, e si dice sia stato la residenza di Salvator Rosa.
Al giorno d’oggi, assieme al palazzo adiacente, la casetta dei mostri è parte della Biblioteca Hertziana, una raccolta di libri d’arte e storia dell’arte consultabile dagli studiosi.
Vita da animatore ft. Fabio Cartolano
Uno dei lavori che richiedono buona conoscenza di lingue straniere, disinvoltura e simpatia è quello dell’animatore turistico, ambito per cui Fabio ha lavorato per molti anni.
Per tutti coloro che volessero saperne di più, o semplicemente i curiosi, grazie al gentile intervento di Fabio, ho deciso di raccontare “chi” è un animatore. Anziché usare il solito format di domande, Fabio si esprimerà come lui preferisce sul lavoro. Anche perché, sarebbe folle togliere la spontaneità a un animatore.
Per cui, ti ringrazio molto per la partecipazione, Fabio! Raccontaci pure.
Il networking: non solo conoscenza professionale
Nel nuovo millennio, si sente spesso questo termine, “networking”.
Lo si liquida pensando che consista nell’aggiungere persone sui social media, commentare qua e là su dei gruppi, avere una presenza online ed essere dunque parte della rete. Prima o poi qualcosa di bello accadrà.
Per me, il concetto è molto più profondo e complesso, e sarà l’oggetto della mia riflessione in questo argomento.
Ritengo che “fare networking” vada ben oltre la presenza digitale.
Quando si conosce una nuova persona, sia online che nella vita reale, si tende a dare per scontato qualcosa d’importante: questa persona porta con sé un bagaglio di esperienze emotive, personali e di conoscenze.
Ho sempre nutrito grande curiosità verso le altre persone: spesso hanno interessi, hobby o lavori affascinanti, talvolta mai sentiti prima. Mi viene spontaneo approfondire, saperne di più.